Simone Bertugno. Le porte della percezione

“The doors of perception_Le porte della percezione” di Simone Bertugno
a cura di Helia Hamedani
con i contributi di Claudio Libero Pisano e Mike Watson

Dal 14 al 27 novembre 2014

Ciò che noi altri vediamo solo sotto l’influenza della mescalina l’artista è congenitamente attrezzato a vedere sempre. La sua percezione non è un limite a ciò che è biologicamente o socialmente utile.” (Aldous Huxley, The doors of perception)

<<La mostra di Simone Bertugno è intitolata[1] come il libro di Huxley. Entrambi parlano di stati psichedelici complessi della percezione.

La mostra è composta da tre porte, tre stanze tre mondi percettivi possibili ed immaginari dell’artista. Il percorso prende l’inizio con una sorta di Totem, un tronco floreale di ceramica. Negli antichi riti sciamanici l’associazione con il proprio totem avviene in una cerimonia di iniziazione; una cerimonia che permette l’uscita da uno status e l’entrata in un’altro, diverso. Tramite la prima porta entriamo, discendiamo nel complesso microcosmo di ceramica policroma di Simone Bertugno.

La seconda porta ci apre ad il mondo immaginario delle isole, dei fiori, animali grotteschi ed estranei. Personaggi che sono interconnessi in una molteplicità di eventi trasgressivi in forme umoristiche complesse. Le isole sono ulteriormente divise in due da una lastra di vetro che delimita i mondi paralleli, sopra / sotto, esterno / interno, visibile / invisibile; tra ciò che vediamo e ciò che si potrebbe sognare. Le isole nella loro straordinaria figuratività contengono simbolismi da decodificare di volta in volta. Ma ciò che serve è percepirle nella loro complessità, ancor di più nei piccoli dettagli che manifestano. Mentre l’uomo scimmia con ironia spavalda indica in alto; guardando in basso troviamo un mondo incantevole, pieno dei dettagli ossessivi, psichedelici, percettivi, raffigurati con maestria dall’artista. Bisogna abbassare lo sguardo per sentire, toccare, per avvicinarsi ai fenomeni, per poter percepire un’altro vedere. Quello che comprende un insetto, per esempio, in un’altra dimensione infilandosi tra l’erba. La percezione è orizzontale, è animale. E tutto quello che suggerisce alla mente non termina in una semplice curiosità ottica. Per dirla con George Bataille: “Ciò che colpisce l’occhio umano determina non solo la conoscenza delle relazioni tra i vari oggetti, ma anche un dato stato decisivo e inspiegabile della mente. Così la vista di un fiore rivela, è vero, la presenza di questa parte ben definita di una pianta, ma è impossibile fermarsi a questa osservazione superficiale; infatti la vista di questo fiore provoca nella mente molte più reazioni significative, perché il fiore esprime una risoluzione vegetale oscura.”[2]

La terza porta, ovvero la risonanza come la chiama l’artista, è dedicata ad un’installazione sonora. I fiori stravaganti e bizzarri questa volta sono metamorfizzati in dei flauti. Rumore mostruoso, colore limpido dei fiori! Il ritmo alternante che producono i fiori è controllato da Arduino, una scheda elettronica che riproduce un sistema forzato sottoposto a sollecitazione periodica, generando frammenti squillanti, come quelli della risonanza magnetica quando traccia l’immagine interiore del corpo umano sulla lastra radiografica. La lastra è l’impronta, è la testimonianza, in termini linguistici è l’indice di una risonanza. Il sentire estetico è indirizzare la nostra percezione ad un orizzonte più ampio, è sentire la risonanza degli universi possibili. E se è vero che passa attraverso i canali delle sensazioni non è comunque riducibile ai soli apparati sensibili.

Simone Bertugno possiede tra l’altro una capacità manuale straordinaria che oggigiorno raramente si incontra. Per la eccezionalità della tecnica di Simone trovo opportuno riportare le parole di Achille Bonito Oliva in una chiacchierata fatta insieme : “L’arte deve utilizzare il passato ovvero la memoria e il principio di citazione sostituire quello di invenzione, parallelamente recuperare le tecniche obsolete… l’artista creativo cita i linguaggi del passato come ready-made, così non avvia solo il recupero della manualità, ma anche il valore concettuale degli stili citati. Una citazione che poggia sul principio dell’oscillazione, dell’ironia.”[3]

Per questa mostra Simone intende lasciarsi andare più di sempre alla sua percezione spontanea, liberarsi dalla concettualizzazione. Non si preoccupa di essere marchiato come decorativo, kitsch, barocco o roccocò. Essendo italiano conosce bene che anche l’uomo del periodo barocco era tormentato e animato dall’intensa consapevolezza di un dualismo di fondo; contrasti e tendenze plastiche spaziali, irrazionalità, la teatralità come coscienza psicologica e umorismo.

Lo spazio espositivo alla fine è sempre uno spazio narrativo. Ho visto spuntare dalle corolle dei fiori piccole teste di scimmia… la montagna riempirsi di vermi sottili… l’universo dei poliedri… il feto che nasce dalla roccia verde… la metamorfosi dell’orso-uomo… tanti organi sessuali ovunque… e tanta, tanta giocosità. “Se la letteratura rimane lontano dal diavolo diventa noiosa”[4] diceva Bataille. E anch’io sostengo che l’arte contemporanea lontana dal diavolo crea noia. Le porte della percezione sono sempre le aperture che l’artista ha il dono di attraversare. Per mostrarci con il suo innocente stupore infantile il nostro senso di colpa per l’autocensura dell’immaginabile. Le porte della percezioni di Simone Bertugno ci ricordano che ciò che è immaginabile, è possibile. >> (Helia Hamedani, autunno 2014)

[1]Le porte della percezione (The Doors of Perception) è un saggio breve di Aldous Huxley del 1954, di particolare interesse e originalità in quanto tratta esperienze vissute tramite l’utilizzo della mescalina, principio attivo del cacto Lophophora williamsii (ossia il peyote). Il testo è il frutto della collaborazione con lo psicologo Humphrey Osmond. L’opera è seguita nel 1956 dal saggio breve Paradiso e Inferno, che la continua. I due saggi sono pubblicati insieme nell’edizione italiana Mondadori.
[2] Bataille, Georges. “The Language of Flowers.” Visons of Excess: Selected Writings, 1927-1939.
Translated by Allan Stoekl with Carl R. Lovitt and Donald M. Leslie, Jr. University of Minnesota, 1985.trad.autore
[3] trattato da un’intervista con l’autore
[4] intervista con Pierre Dumayet approposito del l «La literatura y el mal» di George Bataille

Foto Giorgio Benni

Simone Bertugno è nato nel 1963 a Roma, dove vive e svolge la sua attività artistica. Per saperne di più: www.simonebertugno.com/info@simonebertugno.com

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