Serena Lugli – Comunque volare | A cura di Roberta Melasecca

Serena Lugli
Comunque volare
A cura di Roberta Melasecca

Inaugurazione 9 ottobre 2019 ore 17.00 | Galleria Il Laboratorio
Via del Moro 49 Roma

Fino al 16 ottobre 2019

Il giorno 9 ottobre 2019 alle ore 17.00 inaugura, presso la Galleria Il Laboratorio, la mostra Comunque volare di Serena Lugli a cura di Roberta Melasecca. 

 

Testo critico

Mi sono comportato da ostinato, inseguendo una parvenza di ordine, quando dovevo sapere bene che non vi è un ordine nell’universo.” (Umberto Eco, Il nome della rosa)

Umberto Eco, nel suo scritto Società liquida pubblicato nel 2015 nella rubrica de L’Espresso Le bustine di Minerva, riprende l’idea di modernità o società liquida formulata da Zygmunt Bauman in Liquid Modernity del 2000, poi approfondita nella pubblicazione Stato di crisi di Bauman e Carlo Bordoni. Eco evidenzia come la società liquida inizi a delinearsi con il postmodernismo, con la crisi delle grandi narrazioni che ritenevano di poter sovrapporre al mondo un modello di ordine. Da ciò la crisi dello Stato, la crisi delle ideologie, dei partiti e di una comunità di valori che permetteva al singolo di sentirsi parte di qualcosa che ne interpretava i bisogni. Emerge un individualismo sfrenato, un soggettivismo che dissolve tutto in una sorta di liquidità: le uniche soluzioni per l’individuo sono l’apparire a tutti i costi, l’apparire come valore e un consumismo che rende subito obsoleto ogni oggetto, passando da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo.

Che cosa si potrà sostituire a questa liquefazione? C’è un modo per sopravvivere alla liquidità? – si domanda Eco. Forse rendersi conto che si vive in una società liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti. E nel libro Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida, uscito postumo nel 2016, che raccoglie molti scritti de L’Espresso, non saluta i suoi lettori con scritti filosofici o di semiotica, ma scatta fotografie del presente, un presente incomprensibile come il verso dantesco scelto come titolo, espressione priva di significato ma che sottintende meraviglia, dolore, ira, minaccia, ironia.

Anche Serena Lugli, nella sua ultima ricerca artistica, cattura fotografie del presente e narra di mondi evidenti e reali. Racconta di strade, luoghi e ambiti di dimenticanze, storie semplici che riconosciamo passando e transitando nei percorsi della vita quotidiana. Serena illustra la società dell’eccesso, dell’esubero, dello scarto, del rifiuto (cit. Bauman), del consumismo imperante che demistifica azioni e immagini. Nell’idea che ogni cosa subisce, nel corso della sua vita, cambiamento e trasformazione per arrivare ad una nuova configurazione volta al progresso, si fa strada la costruzione di un nuovo ordine che, nel sostituire quello esistente, produce materiale di scarto da smaltire o da riutilizzare. E per ricalcare le parole di Bauman in Wasted lives. Modernity and its Outcasts – Vite di scarto, quando il progetto si riferisce alle comunità umane, allora il materiale di scarto è l’insieme dei “rifiuti umani”, ovvero quegli uomini e donne che non si adattano alla forma progettata né possono esservi adattati. E’ una visione lucida e talvolta spietata, quella di una modernità in perenne movimento che accantona i progetti non riusciti, o falliti o superati, siano essi cose o persone, che velocemente diventano rifiuti distintivi della globalizzazione. E’ un diluvio universale, globale e in questa mutevole corrente ogni legame diventa liquido, le identità labili, i confini come fantasmi. 

Nelle opere di Serena appaiono immagini di una collettività in preda alla frenesia del consumo e dello smaltimento del rifiuto, di luoghi chiusi ed impenetrabili, di costrizioni di vite, di giorni che si susseguono identici, in una folle ripetizione di forme e gesti che, nel gioco mnemonico, cambiano e mutano come insinuanti camaleonti. L’artista, nel tratteggiare paesaggi inevitabili, si accorge improvvisamente di credere e sperimentare, come risposta e superamento dell’evidenza della liquidità, nuovi strumenti, misteriosi, non spiegabili: materializza simboli di una determinata/indeterminata poesia come definita da Andrea Emo nel Quaderno 256 del 1963 all’interno del volume La voce incomparabile del silenzio. “Vive in ognuno di noi una determinata, o meglio una indeterminata poesia, che pochi riescono ad esprimere, ma che è un sentimento o meglio un’attualità assolutamente diversa, infinitamente nota, e infinitamente ignota, immediatamente presente e inaccessibile, una poesia che porta il nostro nome e che è l’evidenza stessa dell’altro, il puro altro da noi.” 

Con tratto non descrittivo appaiono sagome di uccelli, talvolta con campiture nette, altre volte costellate di parole: narrano l’esperienza di verità non facilmente conoscibili, della possibilità di una rinnovata ricerca interiore, di un percorso di infinite spiegazioni ed innumerevoli significati. Oltre noi stessi, forse non esiste solo lo specchio della nostra intrascendibile solitudine (cit. Massimo Donà) ma ciò che per l’universo si squaderna (cit. Umberto Eco). Dunque, probabilmente, è nella cultura della relazione che l’uomo postmoderno può apprendere e riacquisire quelle competenze relazionali, elementari e scontate ma dimenticate in favore dell’economia globale e della tecnologia avanzata, attraverso un atteggiamento comunicativo-relazionale di tipo assertivo, in un processo di crescita personale di attitudine all’ascolto, di disponibilità al dialogo. Nella cultura della relazione l’uomo può riscoprire spazi e luoghi della città come elementi di interconnessione tra sfera pubblica e privata, nuove forme di appartenenza, innovative modalità di coabitazione che possano così diventare propulsori di paesaggi di condivisione e partecipazione. 

“….Voli imprevedibili ed ascese velocissime / Traiettorie impercettibili / Codici di geometria esistenziale… Giochi di aperture alari / Che nascondono segreti / Di questo sistema solare” (Franco Battiato, Gli uccelli, 1981)

 

 

Serena Lugli. Nata e vissuta a Roma, ha frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti. Lavora da sempre affiancando arte e artigianato; ha partecipato con le sue ceramiche a numerose esposizioni in Italia, Europa ed in America. Dal 2000 si dedica alla realizzazione di gioielli in argento, bronzo, oro e pietre dure. Il suo percorso artistico ha toccato varie tematiche e tecniche: dopo le prime opere e la serie dei passaggi urbani (oli su tavola) ha affrontato spesso tematiche femminili (opere su carta). Dal 2000 ha intrapreso una ricerca informale utilizzando tecniche miste
su carta (pastelli, acquarello, tempere e collage) e su tavola (acrilici, pasta di carta, tele, fili) con effetti materici. Nel 2011 con “negli appositi spazi” ha privilegiato un messaggio più diretto con immagini (olio su tavola) figurative che raccontano storie e stati d’animo, mentre nel 2012 con “opere su carta” e “mulini a vento e altre storie” ha sviluppato le sue tecniche inserendo anche elementi narrativi.

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INFO

Serena Lugli
Comunque volare
A cura di Roberta Melasecca
In collaborazione con interno 14 next

Inaugurazione 9 ottobre 2019 ore 17.00
Galleria Il Laboratorio
Via del Moro 49 Roma

Fino al 16 ottobre 2019
Orari:
dal lunedì al venerdì 17.00 – 20.30 – sabato e domenica 11.00- 20.30

Contatti
Serena Lugli
serena.lugli@gmail.com
338 447 5592

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