Leila Mirzakhani. io sasso tu fiume

“io sasso, tu fiume”di Leila Mirzakhani
con i testi critici di Claudia Ferrini e Helia Hamedani

Dal 28 gennaio al 7 febbraio 2016

“(…) Tra immagine visiva, parola, ispirazioni della natura e della letteratura persiana, Leila Mirzakhani ci invita a risvegliarci alla condizione intima e essenziale della vita, a sintonizzarci con le vibrazioni risonanti che rispecchiano il nostro legame con ciò che ci compone e circonda, con ciò che in arte compone i confini dello spazio e il ritmo interno di un’opera.

Per Leila Mirzakhani bastano poche parole per comunicare in modo diretto con l’essenza della vita, parole che vengono a noi come rivendicazioni dell’anima.

“io sasso tu fiume” è un invito a dare valore all’esperienza di “sasso” e a manifestare la natura di “fiume” presente in ognuno di noi. Ogni pietra che compone l’installazione è viva e dipinta con venature d’argento, scie che, propagandosi nello spazio circostante, si ricongiungono al motivo di un fiume disegnato minuziosamente. Neppure un verbo nel suo nome, eppure l’opera è un invito a compiere una serie di azioni, a riattivare la percezione con cui si attraversano luoghi, luoghi mentali, luoghi dell’arte. (…)” (Claudia Ferrini)

“Le radici della ricerca di Leila Mirzakhani si ritrovano in una matrice poetico pittorica qualsiasi sia il medium usato: video, opera sonora oppure installazione. Dal 2012, con i suoi dipinti della serie “giardini di solitudine”, decisamente sotrae, oltre alla stilizzazione delle forme e l’omissione di ombre, si concentra sul un unico colore; il blu e le sue variazioni. Ma le sue opere, invece di seguire il monocromo o l’astrattismo del modernismo occidentale, si nutrono del lirismo mistico/metaforico d’oriente. (…)

Mirzakhani spesso adatta la poesia alle sue opere come se provasse a declamare l’invisibile. Usa la gabbia come metafora del blocco mentale cercando di superarlo con le possibilità dell’immaginazione. Nell’installazione “io sasso, tu fiume”, traccia innumerevoli linee blu ed evidenzia con il colore le linee sottili incise sui sassi. Qui, la linea delimitatrice della gabbia si trasforma in una corrente, un divenire ondulata blu sulla parete dello spazio. Rende visibile la memoria del sasso che ricorda il flusso del fiume, così come rende sensibile il suono dei passi dell’acqua nel silenzio della pietra.” (Helia Hamedani)

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