Gli abiti del male. I vizi sfilano in cerca di virtù

Nel pomeriggio di sabato 27 ottobre 2018, Roma ha assistito ad una nuova performance di Barbara Lalle, artista nota al pubblico romano e non solo. 

In occasione di Rome Art Week, l’evento è stato curato da Roberta Melasecca per Interno14 next, con il progetto grafico di Alessandro Arrigo, i costumi di Ombretta Luciani con l’assistenza di Priscilla Percuoco, il trucco della pittrice Serena Galluzzi, i testi di Arturo Belluardo, Clara Cerri, Emma Saponaro.

I vizi, “abiti del male” così definiti da Aristotele, hanno sfilato per le vie del centro, animati da 40 performer prestati all’arte dai mondi più disparati: artisti, medici, studenti, professori, scrittori, liberi professionisti.

Un luttuoso corteo ha attraversato il cuore della città da via Merulana attraverso Colle Oppio, costeggiando il Colosseo e il rione Monti, per via dei Fori Imperiali, passando per Piazza Venezia, via del Corso e via dei Condotti fino a Piazza di Spagna per poi scendere nella metropolitana concludendosi all’Esquilino. 

Sono stati vari i momenti di interazione, iniziando dalla consegna, ad un pubblico ignaro, di interrogativi che invitavano a riflettere gli astanti proprio sulla natura dei vizi che i performer pronunciavano e recitavano, come se insieme potessero costituire una litania catartica.

In via dei Fori Imperiali una grande pioggia ha accompagnato le note della soprano Loredana Margheriti che intonava “Vissi d’arte, vissi d’amore” dalla Tosca di Giacomo Puccini.

Nonostante le avverse condizioni meteorologiche, gli artisti hanno continuato stoicamente la performance, sfilando e recitando, enunciando e pronunciando i vizi: Accidia, Invidia, Ira, Superbia, Lussuria, Gola, Avarizia, Consumismo, Sociopatia, Vuoto, Conformismo, Spudoratezza, Diniego, Sessomania.

In prossimità della Galleria Alberto Sordi a piazza Colonna, l’interazione con il pubblico si è fatta ancora più intensa con la consegna di piccole pietre laviche, nere, micromagma, che volevano esprimere il legame stretto e carnale con la terra, con la sua essenza, ciò da cui tutto si genera, la vita che si esprime attraverso un oggetto apparentemente morto.

La comunicazione con le persone non è stata semplice, non si trattava di un pubblico indottrinato preparato alla ricezione di questo tipo di messaggio, era il pubblico dello shopping del sabato pomeriggio nel centro di Roma, il pubblico del consumismo che ricerca benessere nelle compere o nell’aspettativa di riuscire a farle: il pubblico della sociopatia che bada all’apparenza più che al significato dei simboli e delle parole.

Toccante però la reazione di alcuni bambini che rimanevano affascinati da queste quaranta figure senza esserne spaventati, mostrando lo stupore e l’apertura mentale necessaria alla comprensione.

Con il raggiungimento di Piazza di Spagna si è stati avvolti da una marea sonora e disordinata che da sussurro è passata ad essere un grido di peccati fino a raggiungere l’apice con un do sopracuto della soprano che ha squarciato la pioggia e creato il silenzio nella piazza. L’atmosfera era surreale, suggestiva, un apparente deserto creato dalla pioggia e dai suoni, un vuoto assordante. 

Sorprendente il momento nelle viscere della terra, nei vagoni della metropolitana: i passeggeri, all’inizio sopresi, hanno poi pian piano partecipato, diventando essi stessi performance, ripetendo la sequela di vizi enunciati dai performer, interazione espressasi anche attraverso l’uso di specchi usati per catturare un’immagine e il suo vizio, l’apparenza e l’essenza, l’idea e la sostanza.

 

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Video di Antonio Totaro. Foto di Serena Galluzzi, Marco Marassi, Cristina Eidel

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