Anna Romanello – Le Carré des Lumières | Le Carré Français Roma

Anna Romanello
Le Carré des Lumières
A cura di Roberta Melasecca

28 dicembre 2018 ore 18.00 | Le Carré Français | Via Vittoria Colonna 30 – Roma
Fino all’8 febbraio 2019

 

Il giorno 28 dicembre 2018 alle ore 18.00, si inaugura, presso gli spazi de Le Carré Français, la mostra personale Le Carré des Lumières di Anna Romanello, a cura di Roberta Melasecca. 

Anna Romanello, per sancire e sottolineare il proprio legame con la Francia, propone una serie di lavori, appartenenti alla sua recente produzione artistica, all’interno di un luogo alternativo, un tipico bistrot parigino nel cuore di Roma, dove cultura, tradizione e innovazione incarnano un modus operandi proprio dell’artista e dello spazio che la ospita. 

Anna Romanello è una artista performer che da anni, infatti, lavora e vive tra l’Italia e la Francia. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, si trasferisce a Parigi all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts. Sempre a Parigi si specializza in tecniche grafiche all’Atelier 17 di S. W. Hayter e all’Atelier di H. Goetz, dove elabora la tecnica al carborundum, mentre nell’atelier di J. G. Friedlaender porta avanti numerosi progetti con artisti e incisori di fama internazionale. Lavora alla Calcografia Nazionale di Roma, come docente alle Accademie di Belle Arti di Catanzaro, Firenze, Napoli e poi Roma. 

E’ un percorso poliedrico e articolato quello di Anna, nel quale sperimenta innovative tecniche di stampa calcografiche, fondendole con la fotografia, la performance e le moderne tecnologie, dando vita ad un nuovo linguaggio. Nella mostra Le Carré des Lumières la ricerca artistica di Anna Romanello evidenzia due elementi che appartengono intimamente al suo background e alla sua esperienza: lo spazio e la luce. 

Ecco: la luce. La luce che è sempre richiamata dalla sua pittura e dalle sue incisioni, grazie alla vividezza dei colori, a squarci chiaroscurali, alle velature, alla carta a vista, è elemento portante della Fotografia e dunque ritorna, ribadita, così, nelle opere che se ne avvalgono.” (cit. Barbara Martusciello in Anna Romanello / Fotografia e memorie). 

La luce diventa, nelle opere di Anna, generatrice di spazi e colori, segno di quell’infinito che conduce l’osservatore oltre i limiti: superfici e orizzonti si risolvono in fenomeni esperienziali, generando stanze vibranti che incidono misteriose narrazioni. 

I luoghi sono mondi di emozioni e spazi immaginali che all’improvviso si animano. Accade così che luce illumina la materia e la creatività scopre nuovi percorsi del segno e “scritture illeggibili.” (cit. Lori Falcolini in Tracciati di luce). 

La luce oltrepassa la semplice rappresentazione tecnica dello spazio e diventa lo strumento che esprime l’essenza e il significato dei luoghi: prendono vita atmosfere metropolitane che si sprigionano come nuvole o pulviscoli in suoni, rumori, colori, parole, segni; o architetture evanescenti e fluttuanti che percorrono i mutamenti e si fondono in trasparenze e sovrapposizioni. 

Luci mediterranee e ombre metropolitane si alternano nella visione e nella costante mediazione di questa che sono i brillanti sovrapassaggi, le velature, o la proiezione perturbante di una figura ricorrente e ossessiva sugli spazi temperati del risposto cromatico raggiunto e sancito.” (cit. Federica Di Castro) 

Anna illumina e svela. Mostra una nuova conoscenza di ambiti animati, di luci ed ombre tra percorsi e viaggi; definisce onde sinuose e tratti graffianti di rimembranze e coscienze e, in semplici e gesti, riscrive sbilanciamenti dello spazio, portando l’azione alla sua massima ampiezza, oltre se stessa, oltre i propri equilibri. Riscopre connessioni e affinità tra mondi che, nelle diverse stanze de Le Carré Français, sottolineano l’appartenenza ad una stessa cultura ampliata. 

Anna Romanello, già docente di Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Roma, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano si trasferisce a Parigi all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts. Sempre a Parigi si specializza in tecniche grafiche all’Atelier 17 di S. W. Hayter e l’Atelier di H. Goetz, dove elabora la tecnica al carborundum e nell’atelier di J. G. Friedlaender, sperimenta nuove tecniche con artisti e incisori di fama internazionale. Rientrata in Italia lavora alla Calcografia Nazionale a Roma. Soggiorna a Londra dove avvia un progetto di opere fotografiche sulla città. Inizia il suo percorso didattico nel 1973 all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, per poi proseguire la sua carriera Accademica presso le Accademie di Belle Arti di Firenze, Napoli e infine dal 1996 è stata Docente di Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Roma. All’interno della sua didattica sviluppa nuove tecniche di stampe calcografiche a colori simultanei, xilografie e collage fotografici. Viene invitata a tenere conferenze e workshop in varie Accademie come Bruxelles, Ourense (Spagna), Reggio Calabria e Napoli. Edita numerosi libri d’Artista in Italia e Francia, vive tra Roma e Parigi. Tra le principali esposizioni personali: 2018 Rende, Museo d’Arte MAON, “Fotografia e memorie”; 2018 Roma, Borghini Arte Contemporanea, Luci nella città; 2017 Roma, Biblioteca L. Quaroni Sapienza Università di Roma, “BOOKBA” Libri d’Artista-libri Oggetto; 2017 Bruxelles, Fondazione Skriptura, “Hayter e Romanello”; 2017 Roma, Studio MOCA “Forme Incise”; 2017 Zagreb (Croazia), Gallerija Forum, “Zenska Krv”; 2016 Roma, Case Romane Del Celio. “Attraversare il Tempo”; 2014 Sibari (Cs) Museo Archeologico della Sibaritide, “I Luoghi della memoria”; 2014 Ourense (Spagna) EASD Escola de Arte e Superior de Deseño de Ourense, “Anna Romanello, exposicion”; 2014 Levalloi-Perret (Parigi), Galleria Arte Viva, “London Reflections”; 2012 Corigliano Cal., Loft gallery, “London Reflections”, “10° edizione del festival CoriglianoCalabroFotografia.”; 2012 Roma, Centro Luigi Di Sarro, “London Reflections”; 2009 Corigliano Cal., Loft Gallery, “Settima Edizione, Corigliano per la fotografia”; 2008 Vienna, Istituto Italiano di Cultura, “Metamorphosen-magica Roma magica Vienna”; 2008 La Maddalena “Colori simultanei”; 2007 Rende, Museo del Presente “Tentative d’évasion”; 2003 Torino, Associazione Culturale Evaluna; 2001 Levallois-Perret (Parigi), Galleria Arte Viva. La sua opera è stata recensita su cataloghi, giornali, riviste. 

 

INFO

Anna Romanello
Le Carré des Lumières
A cura di Roberta Melasecca

Inaugurazione 28 dicembre 2018 ore 18.00
Le Carré Français
Via Vittoria Colonna 30 – Roma

Fino all’8 febbraio 2019

Le Carré Français
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Ufficio stampa
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PROCLAMAZIONE VINCITORI RESIDENZE BRIDGE ART 2019

Lunedì 10 dicembre alle ore 17:00 si svolgerà a Roma presso la Sala da Feltre via Benedetto Musolino, 7 (Orti in Trastevere), la cerimonia di proclamazione dei vincitori del Bando  internazionale lanciato il 28 agosto scorso da Bridge art // contemporary visions, per l’assegnazione delle prossime residenza artistica full(Y)_grounding 2019.

Interverranno alla cerimonia: Lori Adragna, co-fondatrice e direttrice artistica di Bridge Art,  Antonio Arévalo – Poeta, critico e curatore d’arte contemporanea, (Roma). Maria Rosa Jijón Artista, Responsabile Culturale del IILA, Istituto Italo-Latinoamericano (Quito/Roma). Modera l’incontro Helia Hamedani – Storica dell’arte, critica e curatrice d’arte contemporanea (Teheran / Roma).

L’evento è realizzato grazie alla collaborazione con Roberta Melasecca – Interno 14 Next e alla partnership con Sala da Feltre, Roma

La residenza promossa da Bridge Art, progetto con il patrocinio del Comune di  Noto, in partenariato con l’Istituto Gestalt H.C.C.- Italy e con il C.U.M.O Centro Universitario Mediterraneo Orientale, avrà luogo dal 14 gennaio al 10 febbraio  2019 a Noto, Patrimonio dell’Unesco, all’interno di Tenuta La Favola, un’azienda vitivinicola a impatto zero da anni all’avanguardia in tecniche di produzione biologica.                                                                                                             

Rivolto agli artisti di ogni nazionalità, l’invito a candidarsi proponendo un progetto di arte contemporanea in dialogo col tema: “il vuoto fertile / the fertile void

Tra tutti i progetti pervenuti e ritenuti idonei, sono stati selezionati 10  finalisti

Finalisti Bando Bridge Art

VALENTINA SCIARRA  BLOODLESS TRASFORMATION OF STONE             

SIMONE CAMETTI  24 CARATI

AISHA GIANNA MULLER DOVE IL TEMPO SVANISCE

BENEDETTA SEGALA  ECO DI VOCI

FEDERICA GONNELLI  IL NOME DELL’ASSENTE

PIOTR HANZELEWICZ  IL VUOTO FERTILE OVVERO L’EFFETTO CASIMIR SECONDO PIOTR […]

VANIA BROCCOLI  INTRECCI

LUCIA MARCHESIN  PROGETTO ORIZZONTE 

SONIA ANDRESANO  RIPIENO DEL VUOTO

PETER KIM THE HOSPITALITY OF THE VOID

I 10  progetti selezionati sono stati sottoposti per la valutazione finale ad una Giuria che come da regolamento viene rinnovata ogni anno. La Commissione,  presieduta da: Salvatore Cavallo – Presidente del C.U.M.O.  e dalla direzione di Bridge Art (Valeria Valenza, Direttrice e Lori Adragna Direttrice Artistica), è composta da alcuni membri del comitato scientifico ai quali si aggiungono di anno in anno nuovi esperti in vari settori.

Commissione di Giuria 2019

La valutazione dei progetti che ne ha privilegiato la qualità e l’originalità ha tenuto conto dei principi cardine su cui si fonda BridgeArt:                                                             

  • Valorizzazione della presenza multiculturale nel progetto.                 
  • Qualità della proposta progettuale
  • Coerenza del progetto con il tema e con principi della residenza                
  • Potenzialità di porsi in relazione con i contesti locali

Le residenze Bridge Art fanno parte di un più ampio progetto d’arte con l’obiettivo di creare una fucina laboratorio di sperimentazione delle più recenti ricerche del contemporaneo in un sito sensibile ai temi ambientali e legati all’eco-sostenibilità per creare, non solo metaforicamente, una piattaforma multiculturale che sia ponte tra realtà straniere e italiane.

Info 

Cerimonia di proclamazione dei vincitori del bando di residenze Bridge Art  2019

10 dicembre ore 17:00  -19:00
Roma, Sala da Feltre via Benedetto Musolino, 7 (Orti in Trastevere)      
info.bridgeart@gmail.com
 www.bridgeart.it

 

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TEMA
Il vuoto fertile 

Pieno e vuoto sono stati tradizionalmente associati dalla cultura occidentale ai concetti di essere e non essere. Solo più di recente con la fisica quantistica il vuoto è stato pensato come un equilibrio dinamico di particelle di materia e di antimateria in continua creazione e annichilazione.  Una circolarità ben nota alla saggezza orientale per la quale esso altro non è che il luogo in cui e da cui tutto si genera. Luogo di fertile confusione. “C’è una sola via attraverso cui possiamo contattare gli strati più profondi della nostra esistenza, ringiovanire il nostro pensiero e raggiungere l’intuizione (l’armonia del pensiero e dell’essere): Il silenzio interno” (Perls)*.

Per “vuoto  fertile” non si intende quindi il vuoto in sé, o il nulla assoluto, quanto piuttosto quel preludio necessario al nostro progredire e alla realizzazione d’ogni atto creativo e responsabile. È dunque un concetto che invita, dopo aver sperimentato il caos che sempre più ci assedia, a metterci in ascolto, facendo spazio ad una dimensione più essenziale e prolifica. Fuori dalla chiassosa babele di certi media e politici irresponsabili, amplificata poi dai social, dai toni rissosi di chi pensa di farsi ragione perché urla più forte degli altri. Una cultura superficiale e regressiva che fomenta e legittima odio e violenza, razzismo e xenofobia.

Il “vuoto fertile” coglie  il senso  del processo per cui tutto si trasforma: una composizione nella quale l’individuo può sperimentarsi come tessera di un mosaico biologico naturale in evoluzione. Lungi dal rappresentare il luogo della passività o dell’isolamento, lo immaginiamo come motore di un dialogo fattivo tra le parti entro cui il linguaggio del corpo e quello del discorso si trasformano in scelte di vita e azioni nuove.

Buck up and cry!  di e con Barbara Lalle e Marco Marassi al MACRO ASILO

Buck up and cry! 
di e con Barbara Lalle e Marco Marassi

27 novembre 2018 ore 15.00/20.00
Black Room | MACRO ASILO | Via Nizza 138 Roma

Buck up cry!, equivalente in americano di “Coraggio, piangi!”, è uno shooting performativo in cui si propone al fruitore, esclusivamente maschile, di fare esperienza di rottura di due tabù legati al mondo eterosessuale, maschile, bianco, contemporaneo: il trucco ed il pianto. 

L’allestimento è minimale: una stanza vuota, alle pareti le foto di uomini ritratti nelle precedenti performance, un cavalletto con una macchina fotografica; sullo schermo in un video, con musiche di Marco Capitanio, i versi omerici sul pianto degli eroi con le voci di Barbara Lalle, Marco Marassi e dell’attore Pierfrancesco Nacca.

Trucco e pianto spesso sono stati confusi fino a trasformarsi in tabù. Il pianto nell’antichità, come tutti i liquidi del corpo umano – il sangue, il sudore, lo sperma – era sinonimo di vita e vitalità. Nelle situazioni estreme l’eroe piange e così si sente vivo. Dopo il lutto e la disperazione, può rinascere.

Il pianto degli uomini si svela già da subito diverso da quello delle donne: le lacrime femminili sono inesauribili e sfiniscono, quelle degli uomini permettono la palingenesi. L ‘uomo che piange non è un fatto contemporaneo e sicuramente le lacrime hanno una funzione catartica e fortemente empatica. L ‘uomo che piange è un valore positivo del mondo contemporaneo come di quello classico: il pianto pulisce l ‘anima dando sfogo alle sofferenze.

Così come il pianto, nel corso del tempo, il trucco è diventato un forte veicolo di concetti a volte diametralmente opposti. In passato l ‘ideale della bellezza aveva un significato spirituale: gli egiziani, come i greci ed i romani, credevano infatti che la bellezza fosse gradita agli dei. Utilizzavano la Kohl, una polvere di colore scuro ottenuta dalla macinazione del bruciato di mandorle, il piombo e il rame, minerali, cenere e ocra. Nei paesi europei la carnagione pallida divenne nota come segno di ricchezza e di posizione sociale come nel Rinascimento italiano. Intorno al periodo Vittoriano, il trucco del viso cominciò ad essere associato a prostitute ed attrici.

Dal patriottismo all ‘emancipazione sessuale: donne che hanno sedotto uomini, donne che si sono emancipate da stereotipi di uomini che hanno idealizzato una rappresentazione di femminile fino a riappropriarsene facendo nuovamente, prepotentemente uso di cosmetici, in un lungo ciclo evolutivo.

Truccarsi è inversamente proporzionale alla forza di piangere? Ci si trucca per non piangere o si piange per liberarsi da un trucco pesante?

Buck up cry! è stato presentato nel 2017 per Rome Art Week a Interno 14, a cura di Roberta Melasecca. 

Barbara Lalle
Barbara Lalle (09/02/1978 Roma), terapista per la riabilitazione neurologica post‐traumatica e docente impegnata quotidianamente nell’integrazione delle disabilità gravi, mossa da una “emergenza di dire”, come artista, attraverso le forme della pittura e della performance, esplora le modalità in cui disagio, privazione, dolore possano essere compresi, narrati, superati. E’ stata finalista del Premio Adrenalina 2012; ha esposto, dal 15 novembre al 2 dicembre 2012 al Museo D’arte Contemporanea di Roma MACRO, la scultura in legno e metallo “Canide “, ispirata dalla riflessione circa il rapporto odierno tra Simbolismo e Tecnologia. Dal 22 al 27 ottobre 2013 al teatro Argot Studio di Roma presenta in una mostra personale “Ieri ho sofferto il dolore”, progetto pittorico che si è classificato finalista al Premio Cascella 2015. Sviluppa poi il tema nella performance “Kintsugi”, presentata al Museo Stadio di Domiziano il 19 dicembre 2016, ricevendo il Premio Città di Soriano 2015. Già attrice nella compagnia teatrale Living Theatre Europe, è stata impegnata al MAXXI di Roma nella performance “L’arte dell’errore giudiziario”. Sempre al MAXXI presenta l’installazione performance “Il labirinto di Icaro involato” il 2 aprile 2015 per la Giornata mondiale di consapevolezza sull’autismo. Al Macro Testaccio La Pelanda, nell’ambito del festival Grammelot 2016, presenta la performance “Esodi” scritta con Gianluca Sanguigni, con la partecipazione di Cathy Marchand del Living Theatre e con il Parruccoro del Maestro Luca Pellegrini Nel 2016 presenta le performance “Rilevazione-Rivelazione” e “Contatto” accompagnata da Thelema, progetto ambient del musicista Marco Capitanio. L’11 giugno 2016, in occasione del giorno dell’orgoglio GLBT, porta al Gay Pride di Roma la perfomance “Dressed by you” di Barbara Lalle e Roberto di Matteo, proposta anche in altri spazi artistici sul territorio nazionale (“The Darkroom Project6+Art”, a cura di Luciano Corvaglia Muro Leccese 12-13-14 agosto 2016; Tevere Art Gallery di Roma – 8 e 9 ottobre 2016; Fonderia delle Arti di Roma 22 ottobre 2016). Partecipa alla 1° edizione di Rome Art Week con la personale pittorica “Ieri ho sofferto il dolore” presso la Mila Galleria di Roma dal 24 al 28 ottobre 2016. Il 5 novembre 2016 conduce “Non è area per voi”, una performance di arte partecipata con cittadini ed animalisti presso il parco di Piazza Vittorio. Realizza anche “Logos in progress”, pubblica performance di art partecipata a Piazza Vittorio, nel 2016 per la giornata mondiale contro la violenza di genere. Realizza un Reading performativo “Microcosmiche affabulazioni” in collaborazione con l’artista Mattia Morelli, presentandolo presso Studio Poerio il 14 gennaio 2017 e presso la Tevere Art Gallery il 4 e 5 marzo 2017. Il 23 marzo 2017 presenta “M-UNO” performance di Barbara Lalle e Pamela Ferri con musiche di Gianluca Fasteni, nell’ambito di “Essenziale. Certe volte sogno”, presso Interno 14 (Roma) a cura di Roberta Melasecca e Ignorarte. Il 7 aprile 2017 presenta la performance “Bautta”, con 10 performer ed il tenore Lino Loddi, con la collaborazione della make up Artist Sutralestelle presso Millepiani (Roma) nell’ambito della mostra “Il lato oscuro” inserita nel “Festival Dieci Lune” organizzato dal circolo letterario Bel-Amì a cura di Bruna Bianchina. Presenta alle Case Romane del Celio (Roma), nell’ambito della mostra collettiva “Floralia” a cura di Antonietta Campilongo e Jada Mucerino, la performance “APRIR-SI”, in collaborazione con Futura Marassi e Carmen Minieri, musica live di Fabrizio Sagoni. Il 27 maggio 2017 alla Tevere Art Gallery di Roma presenta l’happening performativo “Burning Circus” ideato ed realizzato con il fotografo Marco Marassi ed il musicista Gianluca Fasteni. Al Macro Testaccio La Pelanda, nell’ambito del Festival Nuvola Creativa – Living Nature, a cura di Antonietta Campilongo, presenta la performance multimediale M-UNO, di Barbara Lalle e Pamela Ferri, orchestrazione live di Gianluca Fasteni e costumi di Ombretta Luciani, in collaborazione con Roberta Melasecca. Ha ricevuto la menzione speciale all’ultima edizione di Bridge Art nel 2018. Ad aprile del 2018 presenta con Alessandro Arrigo “Burning Home. Libera i ricordi con il fuoco”, performance di arte partecipata a cura di Roberta Melasecca, con il contributo musicale di Rita Superbi.Dedita anche all’arte postale e alla poesia visuale, le sue opere sono state esposte in spazi museali e gallerie in Italia e dall’estero. Ad oggi collabora con varie realtà artistiche ed associative, tra cui Interno 14 e la T.A.G. Tevere Art Gallery.

Link:
– Canale Youtube Barbara Lalle: https://www.youtube.com/channel/UCDllaMs7OONdztiXYSll22Q
http://www.antoniettacampilongo.it/portfolio-items/barbara-lalle/

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/teatro/2016/03/25/esodi-il-grido-solitario-dei-migranti_16fb4b34-9e87-485b-a8c1-29f1391662c8.html
http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/teatro/2017/06/07/il-corpo-che-forma-lo-spazio-al-macro-ce-m-uno-video_c4c9c878-ffdd-4eb5-a49f-a63d116b4042.html

Marco Marassi, classe 1975, come autodidatta, per poi perfezionarsi presso la Scuola di Arti e Mestieri Ettore Rolli di Roma studiando fotografia. Fino al 2011 si occupa prevalentemente di Street Photography per poi dedicarsi alla fotografia concettuale e fino al progetto Buck up and cry abbandonando l’uomo come tramite della sua ricerca artistica. Tra i suoi progetti, i più importanti: Assenza (2009-2016): l’artista, tramite uno studio su paesaggi marini formati da strutture geometriche scarne ed essenziali, cerca di descrivere proiezioni di un suo mondo interiore, un mondo profondamente unano in cui l’uomo non lascia che tracce; Italia Scapes (2009-2016): ispirato dagli autori della Scuola Italiana di Paesaggio, l’autore ripercorre tratti della paesaggio Italiano soffermandosi su particolari a volte non sempre visibili a uno sguardo distratto. L’uomo ha sviluppato una disaffezione nei confronti dell’ambiente che lo circonda, ovvero un’ incapacità di relazionarsi con l’ambiente attraverso la rappresentazione; Buck-up and cry(2016-2017): L’interrogativo su alcuni tabù del mondo maschile: come il pianto ed il trucco. Il cosmetico più astuto e artificioso è stato quello per il quale l ‘uomo non avrebbe dovuto più piangere in nessuna circostanza. Eppure il pianto nell’antichità, come tutti i liquidi del corpo umano il sangue, il sudore, lo sperma era sinonimo di vita e vitalità. Nelle situazioni estreme l’eroe piange e così si sente vivo. Dopo il lutto e la disperazione, può rinascere. Il pianto degli uomini si svela già da subito diverso da quello delle donne: le lacrime femminili sono inesauribili e le sfinisce, quello degli uomini permette la palingenesi; Stunt (2017- aperto): una serie critica sul foto giornalismo, documentare significa colpire necessariamente con immagini estremamente violente? Mostre personali: 2016- Assenza- presso la Tevere Art Gallery, via di Santa Passera 25, Roma; 2016- Assenza- persso Mila Gallery via Monte Brianzo 46, Roma; 2017- Burning Circus presso la Tevere Art Gallery, via di Santa Passera 25, Roma. Collettive: nel 2017in occasione della rassegna “Rencontres de la photographie” di Arles circuito “Voice Off” Mamo Temporary Gallery; 2015 Finalista Premio Arte Laguna. www.marcomarassi.com

INFO

Buck up and cry! 
di e con Barbara Lalle e Marco Marassi

27 novembre 2018 ore 15.00/20.00
Black Room | MACRO ASILO
Via Nizza 138 Roma

Per info:
https://www.marcomarassi.com/buck-up-and-cry
https://romeartweek.com/it/eventi/?id=1326

Contatti
Barbara Lalle 
barbix2002@libero.it 

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Ufficio stampa
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10 artisti italiani a Shanghai per Art-72rooms: tutte le foto

Un hotel nelle cui stanze vivono, lavorano, espongono e si espongono nella loro quotidianità artisti internazionali di diversi settori. Un’ibridazione di luoghi, saperi, tecniche, moduli e funzionalità spaziali per avvicinare l’artista nella sua totalità al fruitore. E’ Art-72Rooms, un hotel/residenza artistica che ha aperto i battenti nel cuore di Shanghai il 10 novembre 2018 in occasione di Shanghai Contemporary Art Fair, e che si ispira ad un modello tutto italiano: “Design Hostel – A letto con il Design”, l’ostello “pop-up” per designer nato due anni fa all’interno di un makerspace in zona Bovisa durante il Fuorisalone. 

L’intero progetto, sviluppato sull’asse Italia-Cina, ha come curatori Weicheng Zhong, che opera in Asia con i suoi tre studi nella progettazione di spazi in grado di fondere estetica occidentale e gusto orientale, e Davide Crippa, docente del Politecnico di Milano e ideatore del Design Hostel con lo studio Ghigos e il fablab Ideas Bit Factory.

In occasione di Shanghai Contemporary Art Fair sono stati invitati ad esporre ad Art-72Rooms diversi artisti italiani, selezionati dallo studio di mecenatismo artistico interdisciplinare Interno 14 next di Roma, guidato da Roberta Melasecca, curatrice e art director: Arianna Bonamore, Raffaella Calcagnini, Alessandra Di Francesco, Anahi Angela Mariotti, Massimo Orsi, Daniela Perego, Francesco Petrone, Jack Sal, Silvia Stucky, Antonio Virzi.

Ad animare le stanze del visionario progetto durante la fiera: le sculture-gioiello ispirate alla natura di Anahi Angela Mariotti; i dipinti che connettono atmosfere antiche e concetti moderni di Alessandra DI Francesco; i disegni che coniugano le grandi discipline umanistiche e le tecniche visuali di Antonio Virzi; le illustrazioni dagli intensi colori mescolati in viaggi onirici di Arianna Bonamore; i dialoghi tra tempo reale e percepito nelle installazioni immaginifiche di Daniela Perego; le ironiche e sarcastiche opere scultoree che raccontano la cultura popolare di Francesco Petrone; le installazioni che incorporano gli elementi architettonici del sito espositivo, influenzandone il significato, di Jack Sal; i pattern che intrecciano classico e ultramoderno di Massimo Orsi; i tuffi in cielo tra i racconti “celesti” dipinti dalla mano di Raffaella Calcagnini; l’indagine multi-disciplinare sull’acqua e la sua sordità nella mutevolezza di Silvia Stucky. 

Presenti anche i progetti di Mirco Facchinelli (Ghigos), Paolo Pasteris (IDEAS Bit Factory), Gustavo Giovannoni. Tra le opere di artisti stranieri, spiccano invece le installazioni interattive ispirate dall’onnipresenza della “super-app” cinese WeChat e articolate lungo fili di seta di Willimann/Arai.

Gli allestimenti delle opere presso Art-72Rooms di Arianna Bonamore, Raffaella Calcagnini, Alessandra Di Francesco, Anahi Angela Mariotti, Massimo Orsi, Daniela Perego, Francesco Petrone, Jack Sal, Silvia Stucky, Antonio Virzi, sono a cura di Roberta Melasecca. 

 

 

Il concept di Art-72Rooms, che vede trasformare completamente l’Hotel YiNongMeiYu, un ex tempio buddista, affonda le radici in due elementi iconici e simbolici della cultura di Shanghai: lo Shikumen e il numero 72. Il quartiere Xintiandi, dove sorge l’hotel, è noto per l’elevata densità di edifici (diverse migliaia, circa il 60% delle abitazioni in città) in stile Shikumen, ovvero la massima espressione di fusione tra lo stile architettonico occidentale e quello cinese. Il tema della commistione e della convivenza di numerose sfumature è ripreso dal numero 72, che richiama una celebre commedia cinese degli anni ’30, ambientata proprio a Xintiandi, dal titolo “The 72 Tenant Families”. L’opera metteva in scena con toni scherzosi e a tratti satirici le vite profondamente differenti di famiglie cinesi di diverse estrazioni socio-culturali. Inoltre, nella cultura cinese il numero 72 è utilizzato per indicare la varietà degli elementi in natura e il costante avvicendamento di Yin e Yang. Ispirandosi alla simbologia di Shikumen e del numero 72, le stanze dell’hotel rinnovato diventano uno spazio espositivo variopinto, inclusivo, partecipativo e interattivo. L’originalità del progetto prende sin dagli esterni dell’edificio, dove viene rivendicata l’identità giocosa e sperimentale dalla carta da restauro che copre la facciata principale, da suggestive installazioni luminose e da opere d’arte poste sul tetto. 

Dal fablab milanese Ideas Bit Factory arrivano le quattro tecnologie interattive che caratterizzano l’hotel/residenza nelle prime settimane di vita e che omaggiano la storia dell’edificio: “Luce di Buddha”, un’ombra interattiva che si anima con i movimenti dei visitatori; “Interactive phone”, un telefono già esistente nella struttura che è stato hackerato per “chiamare i contenuti” con il numero della stanza e raccontarli in italiano o in cinese a seconda del prefisso selezionato; una scala sonora che riproduce i suggestivi suoni delle campane buddiste al passaggio delle persone; “Futuro Remoto”, un’installazione esterna situata su una torre ricoperta di specchi che fa da filtro tra il passato e il presente dell’edificio e che vede un grande orologio riprodurre video-racconti su led screen ogni 15 minuti. All’interno della struttura anche neon di diversi colori a seconda della funzione degli spazi e quadri di luce ispirati agli antichi dipinti presenti un tempo nei corridoi.

Design Hostel – A letto con il Design”, progetto da cui Zhong ha preso ispirazione, vede trasformare nel cuore del distretto dell’innovazione di Bovisa 1200 mq di una vecchia fabbrica verticale, oggi il makerspace più grande d’Italia (IDEAS Bit Factory + MakersHub), in un nuovo modello di ospitalità. Per l’intera durata della Design Week, come successo nel 2017 e nel 2018, l’ambiente si dispiega come un ostello ibrido con 50 posti letto e 10 suite tematiche visitabili dal pubblico, a metà tra il concetto di casa temporanea e quello di fabbrica abitabile. L’edizione 2019 vedrà Art-72rooms trasferirsi in Bovisa per tutta la durata della Milan Design Week.

E proprio con il Fuorisalone, nel luogo in cui tutto è nato, il nuovo concept di ospitalità creativa tornerà a Milano nell’aprile 2019: gli artisti più talentuosi che soggiorneranno e lavoreranno all’interno di Art-72Rooms esporranno le loro creazioni all’interno del Design Hostel in Bovisa.

 

Guarda la presentazione di Interno 14 next a Art-72rooms a cura di Daniela Perego

 

 

72 ART ROOMS HOTEL

Curatori:
Weicheng Zhong e Davide Crippa

Progetto interni:
Ghigos
Interaction design:
Ideas Bit Factory

Interno 14 next
Curatrice
Roberta Melasecca

Artisti
Anahi Angela Mariotti

Alessandra Di Francesco
Antonio Virzi
Arianna Bonamore
Daniela Perego
Francesco Petrone
Massimo Orsi
Raffaella Calcagnini
Silvia Stucky
Jack Sal

Artisti e designer
Mirco Facchinelli
Chiara Irico
Paolo Pasteris
Willmann/Arai
Ho/Alsaldi
Xiao He
Tina Goo

Fotografie 72 art rooms hotel:
Pietro Alsaldi

Press Office Art-72Rooms
info@art-72rooms.it
Lorenzo Foti
foti.lorenzo@gmail.com | M. +39.3475220486
Greta La Rocca
greta@gretalarocca.com | M. +39.3333191963

Interno 14 next
Roberta Melasecca
info@interno14next.it
www.interno14next.it

Gli abiti del male. I vizi sfilano in cerca di virtù

Nel pomeriggio di sabato 27 ottobre 2018, Roma ha assistito ad una nuova performance di Barbara Lalle, artista nota al pubblico romano e non solo. 

In occasione di Rome Art Week, l’evento è stato curato da Roberta Melasecca per Interno14 next, con il progetto grafico di Alessandro Arrigo, i costumi di Ombretta Luciani con l’assistenza di Priscilla Percuoco, il trucco della pittrice Serena Galluzzi, i testi di Arturo Belluardo, Clara Cerri, Emma Saponaro.

I vizi, “abiti del male” così definiti da Aristotele, hanno sfilato per le vie del centro, animati da 40 performer prestati all’arte dai mondi più disparati: artisti, medici, studenti, professori, scrittori, liberi professionisti.

Un luttuoso corteo ha attraversato il cuore della città da via Merulana attraverso Colle Oppio, costeggiando il Colosseo e il rione Monti, per via dei Fori Imperiali, passando per Piazza Venezia, via del Corso e via dei Condotti fino a Piazza di Spagna per poi scendere nella metropolitana concludendosi all’Esquilino. 

Sono stati vari i momenti di interazione, iniziando dalla consegna, ad un pubblico ignaro, di interrogativi che invitavano a riflettere gli astanti proprio sulla natura dei vizi che i performer pronunciavano e recitavano, come se insieme potessero costituire una litania catartica.

In via dei Fori Imperiali una grande pioggia ha accompagnato le note della soprano Loredana Margheriti che intonava “Vissi d’arte, vissi d’amore” dalla Tosca di Giacomo Puccini.

Nonostante le avverse condizioni meteorologiche, gli artisti hanno continuato stoicamente la performance, sfilando e recitando, enunciando e pronunciando i vizi: Accidia, Invidia, Ira, Superbia, Lussuria, Gola, Avarizia, Consumismo, Sociopatia, Vuoto, Conformismo, Spudoratezza, Diniego, Sessomania.

In prossimità della Galleria Alberto Sordi a piazza Colonna, l’interazione con il pubblico si è fatta ancora più intensa con la consegna di piccole pietre laviche, nere, micromagma, che volevano esprimere il legame stretto e carnale con la terra, con la sua essenza, ciò da cui tutto si genera, la vita che si esprime attraverso un oggetto apparentemente morto.

La comunicazione con le persone non è stata semplice, non si trattava di un pubblico indottrinato preparato alla ricezione di questo tipo di messaggio, era il pubblico dello shopping del sabato pomeriggio nel centro di Roma, il pubblico del consumismo che ricerca benessere nelle compere o nell’aspettativa di riuscire a farle: il pubblico della sociopatia che bada all’apparenza più che al significato dei simboli e delle parole.

Toccante però la reazione di alcuni bambini che rimanevano affascinati da queste quaranta figure senza esserne spaventati, mostrando lo stupore e l’apertura mentale necessaria alla comprensione.

Con il raggiungimento di Piazza di Spagna si è stati avvolti da una marea sonora e disordinata che da sussurro è passata ad essere un grido di peccati fino a raggiungere l’apice con un do sopracuto della soprano che ha squarciato la pioggia e creato il silenzio nella piazza. L’atmosfera era surreale, suggestiva, un apparente deserto creato dalla pioggia e dai suoni, un vuoto assordante. 

Sorprendente il momento nelle viscere della terra, nei vagoni della metropolitana: i passeggeri, all’inizio sopresi, hanno poi pian piano partecipato, diventando essi stessi performance, ripetendo la sequela di vizi enunciati dai performer, interazione espressasi anche attraverso l’uso di specchi usati per catturare un’immagine e il suo vizio, l’apparenza e l’essenza, l’idea e la sostanza.

 

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Video di Antonio Totaro. Foto di Serena Galluzzi, Marco Marassi, Cristina Eidel

Interno 14 next vola a Shanghai ad Art-72Rooms – 7-12 novembre 2018 Hotel YiNongMeiYu | Shanghai – Cina

Interno 14 next vola a Shanghai ad Art-72Rooms
7-12 novembre 2018
Hotel YiNongMeiYu | Shanghai – Cina

Interno 14 next parteciperà, con 10 artisti italiani, a Art-72Rooms, un hotel/residenza artistica internazionale nel cuore di Shanghai che inaugurerà con una preview dal 7 al 12 novembre 2018 in occasione di Shanghai Contemporary Art Fair.