On stage by Manuel Canelles: seconda fase a Barcellona – Open studio 25 luglio 2019

 

On stage by Manuel Canelles
Curatori: Savina Tarsitano, Roberta Melasecca, Ilaria Termolino
Osservazioni by Laura Safred

Participatory Opening: 25 luglio 2019 ore 19.30
Espronceda  – Carrer d’Espronceda 326 Barcellona

Partner
Espronceda – Spagna 
Interno 14 next – ItaliaI 
Showdesk – Italia 
Officine Nove – Italia 

On stage è un progetto ideato da Manuel Canelles, che riflette sulla materia del linguaggio ed indaga il rapporto tra realtà e la sua rappresentazione, esplorando, attraverso varie fasi di lavoro, il linguaggio come materia espressiva. 

Che cosa ogni giorno siamo portati a credere? Siamo sicuri che ciò a cui quotidianamente diamo credito nei più svariati ambiti – politico, economico, personale – in realtà corrisponda a una scelta consapevole? O forse, piuttosto, il processo di costruzione della realtà è una delle massime forme di controllo?

Il progetto si costruisce di diversi momenti: nella prima tappa a Roma nel mese di giugno sono stati coinvolti esperti del settore, sociologi, scrittori e registi, che si sono confrontati lavorando sulla realizzazione di un testo – una drammaturgia – dove molto sottile era il confine tra realtà e finzione. 

Nella seconda tappa a Barcellona dal 17 al 27 luglio 2019, gli spazi di Espronceda si trasformano in un laboratorio esperienziale: l’artista, la sera del 25 luglio, inviterà il pubblico ad un open studio durante il quale lo spettatore sarà chiamato a intervenire nella costruzione dell’opera, a partecipare al processo creativo e porre questioni o osservazioni sul progetto stesso.

Le esperienze prodotte in Italia e in Spagna attraverso l’azione partecipativa degli esperti e del pubblico costruiranno l’opera finale che verrà presentata in diversi e molteplici momenti espositivi. Il progetto sarà corredato da un prodotto editoriale che racconterà, in maniera interattiva, la costruzione del processo artistico. 

Manuel Canelles. Lavora in ambito internazionale come regista, coach teatrale e artista visivo fluttuando tra diversi codici espressivi, utilizzando prevalentemente strumenti espressivi quali il video, l’installazione e la performance..  Concentra ogni sua azione artistica sulla pratica relazionale con l’obiettivo di ridefinire il linguaggio scenico per applicarlo alla dimensione dell’arte contemporanea. Attraverso questa matrice teatrale – dominante di ogni azione artistica – problematizza il confine tra rappresentazione e realtà, cercando di indagare la condizione provvisoria della memoria e la precarietà dell’esistente.

INFO

On stage by Manuel Canelles
Curatori: Savina Tarsitano, Roberta Melasecca, Ilaria Termolino
Osservazioni by Laura Safred

Partner
Espronceda – Spagna 
Interno 14 next – Italia
Showdesk – Italia 
Officine Nove – Italia 

Participatory Open Studio
25 luglio 2019 ore 19.30
Espronceda – Center for Art and Culture

Carrer D’Espronceda 326, Barcellona (Spagna)

Fino al 31 luglio 2019
Orari: dal lunedì al sabato 16.00 – 20.00

www.onstageproject.eu
www.espronceda.net

 

On stage trailer

Alberto Timossi | Installazione nel Kothon di Mozia

Alberto Timossi
Segnacoli
A cura di Lorenzo Nigro e Giuseppe Capparelli
In collaborazione con la Fondazione G. Whitaker, Palermo
In collaborazione con Sapienza Università di Roma – Missione archeologica a Mozia, Soprintendenza Regionale BBCCAA di Trapani

Con il patrocinio del Comune di Marsala, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Trapani e della Fondazione Orestiadi

Inaugurazione 24 agosto 2019 ore 17.00
Isola di Mozia (ora Isola di San Pantaleo) – Marsala (TP) 

Il giorno 24 agosto 2019 alle ore 17.00 verrà inaugurata presso il Kothon dell’Isola di Mozia l’installazione Segnacoli di Alberto Timossi, a cura di Lorenzo Nigro e Giuseppe Capparelli.

L’evento è realizzato in collaborazione con la Fondazione Whitaker (Palermo), con Sapienza Università di Roma – Missione archeologica a Mozia, Soprintendenza Regionale BBCCAA di Trapani, e si avvale del patrocinio del Comune di Marsala, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Trapani e della Fondazione Orestiadi. 

Alberto Timossi, artista storicamente impegnato nella realizzazione di interventi di arte ambientale, soprattutto in luoghi caratterizzati dal forte impatto visivo e oggetto di singolari mutamenti climatici, installerà nel Kothon un’opera temporanea site specific con l’obiettivo di instaurare un dialogo con questo luogo dall’inequivocabile valenza storica e religiosa e di evidenziarne le singolarità legate a riti e costumi dell’antichità di civiltà ormai scomparse.

Infatti, Mozia, piccola isola del Mediterraneo poco distante dalla costa occidentale siciliana, nota fin da tempi remoti per la posizione centrale nelle rotte commerciali, vede la presenza nella parte sud dell’isola di uno stagno d’acqua dolce: contenuto all’interno di un semicerchio, alimentato da tre distinte sorgenti di acqua, ha catalizzato su di sé l’interesse di Fenici, Greci e Romani che si sono susseguiti nel tempo. Erroneamente considerato un porto, è stato nei secoli luogo con molte funzioni: il centro di un’area sacra, uno specchio per osservare la volta celeste, un bacino lustrale con al centro una grande statua in pietra e una salina nei tempi più recenti.

Questa spettacolare vasca è stata esplorata completamente dalla missione archeologica della Sapienza che ne ha anche indagato le connessioni spaziali, strutturali ed idrauliche con i vicini templi del dio Baal, della dea Astarte e delle Acque sacre, portati alla luce negli ultimi 15 anni, tutti racchiusi all’interno di un grande recinto sacro, detto Tèmenos. Lungo il muro di pietra del Recinto Sacro, gli archeologi hanno anche scoperto numerosi “segnacoli”, costituiti prevalentemente da pietre di fiume condotte sull’isola dalla terraferma, disposti sul terreno a segnalare luoghi di interesse: costellazioni che sorgono nella volta celeste, segni ancora non perfettamente comprensibili, carichi di mistero, simboli di cesura fra culture.

L’intervento artistico Segnacoli è, dunque, intriso di tutte le suggestioni, presenze e memorie del luogo: dal caratteristico ed unico paesaggio isolano meta del peregrinare dei popoli; dalla presenza in situ degli antichi segnacoli simbolo del desiderio di ricerca e conoscenza; dalle proiezioni della volta celeste sullo specchio d’acqua quali elementi di contatto tra il piccolo e l’incredibilmente vasto, fra l’immanente e il trascendente; dall’incontro tra acqua dolce e salata, metafora della contaminazione nei secoli di genti e culture diverse; dai versamenti delle acque sorgive come voce continua capace di trasportare i segreti irrisolti delle vicende umane. 

L’opera è costituita da ventisei elementi verticali rossi in PVC – questo quantitativo rappresenta metaforicamente la distanza temporale in secoli dalla fondazione del Kothon ad oggi – ed essa emerge dalla superficie dell’acqua, in balia dei venti, quasi a simulare un canneto. 

Segnacoli sarà collocata sul percorso stabilito dall’acqua, dalle sue fonti alla vasca, per sottolinearne la fusione con l’acqua salata proveniente dal mare, e inoltre, nella fase installativa, i singoli elementi saranno posizionati seguendo la configurazione delle attuali costellazioni che nella vasca si riflettono.

Alberto Timossi (Napoli 1965, diplomato in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara nel 1989, vive e lavora a Roma), intende la scultura come intervento nello spazio urbano e installazione ambientale, proponendo spesso interventi su specchi d’acqua naturali e artificiali. Negli ultimi anni dedica grande attenzione ai temi dell’ambiente che muta (“Illusione”, Cave Michelangelo, Carrara, 2015, a cura di Takeawaygallery; “Spilli”, Lago ex Snia, Roma, 2018) e al cambiamento climatico (“Fata Morgana/dentro l’antropocene”, Lago del Rock Glacier del Col d’Olen, Gressoney La Trinité, 2017; “Fata Morgana/la fonte sospesa”, Fontana della Minerva, Sapienza Università di Roma, 2018; “In memoria, Pietre nere per il Lago Sofia”, Ghiacciaio del Calderone, Gran Sasso d’Italia, 2018). 

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Isola di Mozia, ora Isola di San Pantaleo

Kothon di Mozia

INFO

Alberto Timossi
Segnacoli
A cura di
Lorenzo Nigro e Giuseppe Capparelli
In collaborazione con Fondazione G. Whitaker, Palermo
In collaborazione con Sapienza Università di Roma – Missione archeologica a Mozia, Soprintendenza Regionale BBCCAA di Trapani
Con il patrocinio del Comune di Marsala, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Trapani e della Fondazione Orestiadi
Fotografie: Giorgio Sacher e Futura Tittaferrante

Inaugurazione 24 agosto 2019 ore 17.00
Isola di Mozia (ora Isola di San Pantaleo) – Marsala (TP) – 

Partenze da Mozia imbarcadero Storico G.Whitaker
Contrada Spagnola, 228, 91025 Marsala TP

Alberto Timossi
https://albertotimossi.com
a.timossi65@gmail.com 

Ufficio Stampa
Roberta Melasecca
Interno 14 next – Melasecca PressOffice
3494945612
roberta.melasecca@gmail.com
www.melaseccapressoffice.it
www.interno14next.it

Terre di Casauria. Il sentiero della sostenibilità: residenza artistica di Alessandro Antonucci, Lia Cavo, Vanni Macchiagodena

Terre di Casauria. Il sentiero della sostenibilità
Inaugurazione della residenza artistica
Alessandro Antonucci, Lia Cavo, Vanni Macchiagodena
A cura di Roberta Melasecca 
Progetto promosso dai Comuni di Tocco da Casauria, Torre de’ Passeri e Bolognano per la valorizzazione del territorio casauriense

Domenica 23 giugno 2019 ore 11.30
Boschetto di Marano – Strada Provinciale 67 – Tocco da Casauria (Pe)

 

Sarà inaugurato domenica 23 giugno 2019, alle ore 11.30 nel Boschetto in Località Marano a Tocco da Casauria (Pe), il Premio/Residenza artistica a cura di Roberta Melasecca con le opere di Alessandro Antonucci, Lia Cavo e Vanni Macchiagodena. 

Il Premio si articola in tre interventi artistici realizzati per arricchire e valorizzare un’area di particolare valenza paesaggistica del territorio casauriense, offrendone un racconto visivo con installazioni di arte contemporanea in parte realizzate con materiale di origine naturale reperito sul posto. Un’iniziativa pensata per evidenziare lo stretto legame tra arte e natura e affermare il valore di un’opera perfettamente integrata con l’ambiente circostante che, con il tempo, viene riassorbita dalla natura. 

Il Premio si inserisce nell’ambito del Progetto Terre di Casauria. Il sentiero della sostenibilità, promosso dai Comuni di Tocco da Casauria, Torre de’ Passeri e Bolognano, finanziato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, a seguito di un bando per l’assegnazione di fondi da destinare al finanziamento di “Attività Culturali a favore dei Comuni con siti caratterizzati da inquinamento ambientale”.

Il progetto intende ripercorrere l’evoluzione energetica degli ultimi 150 anni che ha visto nascere a Tocco da Casauria i primi pozzi petroliferi in Italia e, 120 anni dopo, il primo impianto eolico sperimentale. Seguendo questo filo conduttore, mira a riscattare l’immagine di un territorio in parte compromesso da una situazione di emergenza ambientale e che merita di essere rilanciato da un punto di vista turistico-culturale e paesaggistico. Tra gli interventi realizzati e previsti, una ciclovia di 22 km su tracciati esistenti, segnalata mediante un sistema di cartellonistica; un percorso-vita attrezzato nel verde nel Parco dei Giusti a Torre de’ Passeri; un educational tour per giornalisti e tour operator con tappe nelle principali aree di interesse turistico e ambientale del territorio (in programma dal 21 al 23 giugno); programmi didattici e laboratori di sviluppo sostenibile per le scuole.

Alessandro Antonucci spazia dalla pittura alla scultura: l’indagine artistica è legata ai temi della memoria e a quelli della natura, fonte d’ispirazione continua; Lia Cavo, artista di respiro internazionale, indirizza la sua ricerca verso l’arte in movimento, creando manufatti con i quali lo spettatore può interagire e sperimentando materiali diversi quali plastica, resine, ferro, legno, reti da recinzioni e fonti di luce; Vanni Macchiagodena, pittore e scultore termolese, autodidatta,  lavora parallelamente sia in ambito scultoreo che pittorico esponendo regolarmente in Italia e Inghilterra. L’opera di Alessandro Antonucci, dal titolo “Confluenze” è realizzata in gesso, legno, pietra e bitume. L’installazione di Lia Cavo, dal titolo “Simbionti”, è realizzata con rete metallica, garze, gesso alabastrino e polveri di marmo. L’opera di Vanni Macchiagodena, dal titolo “Radici” è realizzata in legno di orniello.

Abbinata al Premio, verrà allestita negli spazi del Museo Civico di Tocco da Casauria una mostra fotografica che da una parte documenterà l’iter dei tre artisti e dall’altra valorizzerà il territorio circostante. Autori delle immagini sono Annalisa De Luca, Piero Geminelli e Vittorio Di Valentino. 

Terre di Casauria – Il sentiero della sostenibilità, promosso dai Comuni di Tocco da Casauria, Torre de’ Passeri e Bolognano, è realizzato da Il Bosso Soc Coop, organizzazione che opera da vent’anni nel settore del turismo di qualità e responsabile, gestendo diverse attività esperienziali e formative con l’obiettivo di diffondere la sensibilità ecologica e promuovere la conoscenza del territorio abruzzese, e da Ecomood, agenzia specializzata nella comunicazione ambientale e sociale e nella progettazione e organizzazione di eventi green. 

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Paesaggi culturali e mnemonici
di Roberta Melasecca

“Chi sarei stato se non avessi potuto vedere gli occhi di coloro che vissero prima di me?” (da Francofonia di Aleksandr Sokurov, 2015)

In un mare in tempesta, una nave trasporta i capolavori di Leonardo, di Caravaggio, di Rembrandt e tutti gli altri tesori custoditi nel Louvre: fugge da un’Europa in fiamme, nell’estremo tentativo di proteggere e preservare la memoria e la storia. Sokurov disegna la metafora della transitorietà e della fragilità delle esperienze umane, dipinge paesaggi culturali, sistemi in perenne evoluzione disseminati da una continuità di segni, tracce, forme, assetti. 

Infatti, il termine paesaggio culturale è stato coniato dal geografo tedesco Martin Schwind che, nel suo saggio Paesaggio culturale come spirito plasmato (Kulturlandschaft als geformter Geist) del 1964, osserva come ogni paesaggio sia il risultato della congiunzione di strati sovrapposti e successivi che si identificano con le forme prodotte nel presente, le forme prodotte nel passato ma viventi nel presente, le forme prodotte nel passato ma non più viventi e quelle forme del passato visibili solo nelle loro tracce. Per Schwind il paesaggio è un’opera d’arte plasmata da tutto un popolo, è il serbatoio profondo della sua cultura e reca l’impronta del suo spirito. 

Ogni paesaggio, dunque, è determinato dalla stratificazione di epoche e periodi storici diversi che si intrecciano, a volte si sovrascrivono e solo apparentemente si cancellano; racconta di memorie attraverso l’evidenza di impronte e segni, le reinterpreta, ne genera di nuove, le conserva e le riattiva secondo quel fenomeno semiotico del filtraggio trattato da Umberto Eco ne Dall’albero al labirinto. Eco, inoltre, nel Trattato di Semiotica Generale, separa le impronte dai segni e tracce, specificando come l’impronta sia una memoria incarnata che diventa segno nel momento del riconoscimento (“le impronte non sono segni ma oggetti inseribili in una funzione segnica”), attivando così una narrazione complessa, una traccia-testo: “una traccia non dà luogo alla semplice significazione di una unità di contenuto (un gatto, un soldato nemico, un cavallo), ma a un vero e proprio discorso (“un cavallo è passato di qui, tre giorni fa, andando in quella direzione”) e pertanto la traccia è di solito un testo”. Le tracce, autentiche o ricostruite, reinterpretate o immaginate, descrivono spazi materiali e mentali e permettono di riconoscere il paesaggio come luogo della memoria del tempo (cit. Rosario Assunto, Il Paesaggio e l’estetica). 

Salvatore Settis, nel suo intervento alla Camera dei Deputati “Diritto al paesaggio e generazioni future: Italia, Europa” durante la lezione inaugurale del concorso “Articolo 9 della Costituzione. Cittadini attivi per il paesaggio e l’ambiente” del 2015, prospetta un nuovo compito, una missione nuova per chiunque operi e gestisca i territori, i paesaggi e l’ambiente: conoscere intimamente il patrimonio culturale e paesaggistico, al fine di farlo conoscere a tutti i cittadini, in modo che ciascuno lo consideri come cosa propria, come appartenenza necessaria alla comunità di cui ciascun cittadino fa parte (e che la Costituzione chiama Nazione). In tal modo, il patrimonio culturale e il paesaggio diventano legante della comunità, garanzia di cittadinanza e strumento di eguaglianza fra i cittadini, dunque di democrazia. 

Secondo questa nuova missione, chiunque intervenga, con qualsiasi strumento, sul paesaggio è chiamato a conoscerlo, a rilevare le tracce dei luoghi, a riportare alla luce sedimenti nascosti, a fare emergere memorie personali e collettive per le generazioni presenti e future, a ricostruire l’identità storico-culturale impressa sul territorio dalle popolazioni e dalla società, a riconoscere caratteri e valori, sancendo, così, il “diritto al paesaggio” (come espresso dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea del Paesaggio). 

Il progetto “Terre di Casauria. Il sentiero della sostenibilità” parte, dunque, da questo assunto: il diritto al paesaggio. Mette in campo pratiche concrete di conservazione e riqualificazione con una nuova ottica con cui guardare al territorio, alla sua pianificazione e trasformazione, con cui avviare studi sulle testimonianze, sviluppare tecniche di individuazione, documentazione, restauro e rigenerazione che devono necessariamente coinvolgere le popolazioni locali e i giovani, attraverso azioni di conoscenza e di fruizione di luoghi, ambienti e manufatti. Alessandro Antonucci, Lia Cavo, Vanni Macchiagodena e Annalisa De Luca, nei loro giorni di residenza artistica, hanno percorso lande e boschi, costeggiato torrenti, accarezzato foglie, ascoltato il vivo rumore delle presenze, assorbito l’acre odore del bitume. Hanno seguito e registrato tracce e segni, mentre sole e vento si infiltravano nella pelle e definivano un nuovo dna acquisito. Viandanti in terre non più straniere, sono ora testimoni della vita che si trasforma, dei cicli naturali e del ritmo delle stagioni, delle forme viventi, sommerse o invisibili, di quelle scomparse e delle loro tracce, per affermare una coscienza rinnovata sulla fragilità e labilità dei nostri ecosistemi. 

Alessandro Antonucci realizza tre calchi in gesso, eseguiti direttamente su ognuno dei tre territori di Tocco da Casauria, Torre de’ Passeri e Bolognano: sono fotografie e racconti geologici di una realtà minima, di solito non visibile se non si alza o si abbassa lo sguardo. L’azione dell’artista è un meccanismo di conoscenza e di appropriazione di un luogo, che svela dettagli di mondi infinitesimi e nel quale confluiscono narrazioni di ere, accadimenti di fenomeni naturali, passaggi di essenze ed anime, scale di piani e dimensioni. Il calco così viene eletto ad elemento di congiunzione tra universi e storie e il sentimento – della scoperta e della responsabilità- è simile a quello di Ortone quando scorge il mondo dei Chi all’interno di un granello di polvere (Horton Hears a Who! di Theodor Seuss Geisel) e si sente chiamato dal destino a proteggerne il popolo. A sacralizzare la presenza dei tre calchi, posti su piedistalli, tronchi presi in prestito dalla piena del fiume, l’artista immerge ed affonda una pietra in quel bitume che ancora esala dalle viscere della sabbia fluviale. E la dispone su altra pietra, come monito e come dispositivo di riflessione sull’utilizzo che l’uomo fa, nel corso della storia, dei materiali e delle tecnologie. L’artista, con passo rarefatto e mano leggiadra, transita come labile soffio di vento tra foglie ed arbusti, lasciando a sua volta impreviste tracce del suo andare. 

Lia Cavo, mossa da un’esigenza genetica e primordiale, procede in un viaggio a ritroso nella memoria, alla ricerca di una mutualità con il luogo e con ogni essere che lo abita. Plasma tre cocoon, dalle forme organiche, modellando reti da polli con garze gessate e completandoli con gesso alabastrino e polveri di marmo, fino a raggiungere le sembianze di volti ancestrali, che emergono dai fondi dell’inconscio. Li dispone secondo un percorso circolare, ripercorrendo mnemonicamente il tracciato cicloturistico che collega i tre comuni del territorio casauriense, e genera dinamiche di osservazione e rivelazione che congiungono tempo e spazio. Respirando aria, abbracciando alberi, ascoltando voci, l’artista compenetra il proprio essere con la terra e il cielo, avvolta dallo spirito di una mitologica Madre Terra, dea della Natura e della Spititualità, fonte divina di ogni nascita e rinascita, che crea e procrea in una relazione tra organismi, azioni, energie differenti. Ogni cocoon, così, stabilisce un rapporto simbiontico con l’albero che lo ospita ed attende, inerme, offrendo protezione ed accoglienza, finchè non si generi di nuovo la vita in esso. L’opera dell’artista si trasforma in un canto lontano, eco non di semplice sopravvivenza ma di coevoluzione e crescita congiunta tra uomo e paesaggio, dove ogni entità dona e riceve e diventa parte essenziale del tessuto della vita. 

Vanni Macchiagodena costruisce un mondo alla rovescia, immerso nel folto delle vegetazione, sospeso nel limbo fragile del sistema uomo-ambiente, per portare alla luce ciò che solitamente è sommerso: una quinta realizzata con gli elementi più sottili e terminali degli arbusti di orniello che si tramutano, in inversione di ruoli, in radici intrecciate e ramificate. L’artista edifica un apparato tridimensionale dove gli elementi si slanciano e si protendono fino a generare un’alcova, evitando di giungere al contatto con il suolo, in attesa di devozione e desiderio, ritratti dal timore, catturati dallo sguardo. Giunti in una dimensione a-temporale, esalano dalla terra tracce e memorie, esseri pensanti che si radicano in storie e culture, in un’estrema ed incessante ricerca di identità primordiali che narrano del susseguirsi delle stagioni, di luoghi e lasciti, di sudori e scoperte. L’artista, nell’azione del fare e costruire, svela, all’evidenza della conoscenza, le matrici di un luogo attraversato da impronte ed orme, per riscoprire l’intimo senso di appartenenza ad una comunità in eterna trasformazione. Abbandona, infine, l’opera al percorrere del tempo e all’attività della natura che riassorbirà ogni umana costruzione, lasciando un unico segno del suo passaggio, accentuato ora dalla candida coloritura, simbolo della vita che incessantemente resiste. 

Annalisa De Luca, ninfa tra i boschi, assorbe le anime e gli spiriti vaganti, si tramuta in acqua e roccia ed immagina una nuova pangea dove totale è la fusione tra esseri naturali. Dal suo mettersi a nudo traspare la volontà e l’esigenza di un viaggio verso i confini del proprio io identitario, nella consapevolezza che ogni incedere è atto salvifico ed ogni raffigurazione volge alla scoperta di memorie recondite e di substrati ancestrali. Elemento di congiunzione e strumento di coesistenza è il corpo, simbolo di imperfezione e resilienza, di fortezza e incostanza: si adatta e si trasforma continuamente al minimo tocco e al semplice sospiro, rinnovata Medusa che mai pietrifica ma genera vita. Le immagini fotografiche non sono, dunque, rappresentazione di una vita esteriore ma paesaggi e topografie dell’anima che, in attimi sequenziali, descrivono forme invisibili e mutevoli, mondi altri, mete di desideri ed idilli. 

“Qualsiasi dato diventa importante se è connesso a un altro. La connessione cambia la prospettiva. Induce a pensare che ogni parvenza del mondo, ogni voce, ogni parola scritta o detta non abbia il senso che appare, ma ci parli di un Segreto.” (Umberto Eco, Il Pendolo di Foucault)

 

SCARICA IL TESTO CRITICO DI ROBERTA MELASECCA 

 

Lia Cavo

 

Alessandro Antonucci

 

Vanni Macchiagodena

 

INFO

Terre di Casauria. Il sentiero della sostenibilità
Inaugurazione della residenza artistica
Installazioni di Alessandro Antonucci, Lia Cavo, Vanni Macchiagodena
Mostra fotografica di
A cura di Roberta Melasecca 
Progetto promosso dai Comuni di Tocco da Casauria, Torre de’ Passeri e Bolognano
Progetto finanziato dal MIBAC
Realizzato da Il Bosso Soc Cop e da Ecomood

Inaugurazione domenica 23 giugno 2019 ore 11.30
Boschetto di Marano – Strada Provinciale 67 – Tocco da Casauria (PE)

Il Bosso Società  Coperativa
Via Capodacqua, 6 c/o Centro Turistico e Formativo Valle del Tirino
Capestrano (AQ)
tel. +39 085 9808009
info@ilbosso.com
www.ilbosso.com

Ecomood
Viale Vittoria Colonna, 37 Pescara
Tel. +39 085 2015616
info@ecomood.it
www.ecomood.it

ON STAGE – Un progetto di Manuel Canelles tra Roma e Barcellona

ON STAGE è un progetto ideato da Manuel Canelles. 

Riflette sulla materia del linguaggio, sull’identità della percezione e sulla costruzione del percepito reale. Ciò che fruiamo non corrisponde necessariamente alla (nostra idea di) realtà. Elaborando una simulazione del piano filmico -linguaggio che di per se stesso è già frutto di un processo di illusione- il progetto indaga il rapporto tra realtà e la sua rappresentazione, esplorando –attraverso varie fasi di lavoro- il linguaggio come materia espressiva.

Presentazione del libro L’ARTE INCONTRA IL GIOCO – I AMatrice | Testo critico in catalogo di Roberta Melasecca

Presentazione del libro
L’ARTE INCONTRA IL GIOCO
I AMatrice
A cura di Velia Litteria
Con la partecipazione degli artisti 
Roberta Morzetti, Angelo Savarese, Stefano Trappolini e Alberto Timossi

 15 giugno 2019 | ore 11:00
Parco Giochi Don Giovanni Minozzi di Amatrice

In catalogo testo critico di Roberta Melasecca “Il tempo della resilienza”

Testi
Alessandro Gnocchi Chiara Gamberale Sergio Pirozzi Antonio Fontanella Emanuele Martinez Francesco Andreani Velia Litteria Roberta Melasecca Emanuele Martinez Roberta Morzetti Angelo Savarese Stefano Trappolini Alberto Timossi Bambini di Amatrice Antonella Alberici

 

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Il tempo della resilienza
di Roberta Melasecca

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. (Cesare Pavese, La luna e i falò)

Paese deriva dal latino pagensis – campagna, territorio – da cui anche paesaggio, parola ricca e composita, oggetto di innumerevoli interpretazioni e studi. Secondo la semiologa francese Jeanne Martinet, il concetto di paesaggio prende corpo nella lingua neerlandese, dalla seconda metà del XV secolo, con il termine landshap, parola che i pittori fiamminghi utilizzavano al fine di spostare il focus di interesse dalla rappresentazione al modello rappresentato. L’ingegnere e geografo francese Yves Luginbühl, padre della Convenzione europea del Paesaggio, pur confermando l’origine olandese, evidenzia invece come paesaggio sia il composto di lant territorio e scap, equivalente del termine tedesco schaft comunità. Lantscap nasce, quindi, in riferimento alla forma del diritto consuetudinario, meglio conosciuta in inglese come commons, per indicare parti di territorio sfruttate collettivamente in modo da costituire una governance condivisa. La parola paesaggio lega profondamente territorio e comunità e contiene in sé una previsione dell’avvenire, un progetto di futuro. Pagensis e pagus sono radicati anche nel verbo pango che esprime il concetto di habitat: paesaggio allora significherebbe letteralmente “far paese”, rendere e rappresentare la specificità del rapporto tra una popolazione e il proprio habitat, consentendo una comprensione globale di un luogo. Massimo Venturi Ferriolo in Etiche del Paesaggio scrive che l’uomo moderno è uscito nella natura, la cerca e la trova come paesaggio, sintomatico di un nuovo rapporto dell’uomo con la natura nella sua totalità.

Paese è, dunque, spazio fisico e sociale, luogo della memoria, dell’identità; lo si costruisce attraverso percezioni, narrazioni, significati in cui una comunità si riconosce; è realtà naturalistica e antropologica, l’“unità affettiva” che permette ad ognuno di assumere il ruolo di costruttore di una società attiva, creativa e perpetuante nel tempo. All’interno di un paesaggio prendono forma i riferimenti e i cardini attorno ai quali si sviluppa la vita comunitaria, orientata alla generazione di un bene comune, materiale e concreto ma anche spirituale ed immateriale. Nasce così un io collettivo che osserva il mondo circostante da un suo unico e particolare sguardo, così come affermava Donald Winnicot (“Ogni persona ha un punto da cui guarda”).

Il tempo del terremoto, che cresce e si prepara con forze lente e per lo più silenti, sospende in un etere straniante interi paesi, vasti paesaggi, trasformandoli e rendendoli non più riconoscibili alla memoria e alla storia. Con atto violento mina l’identità stratificata: lo sguardo diventa disorientato e quella terra, sangue che scorre nell’intimo dell’essere, ora muta in territorio estraneo, che non accoglie ma allontana, recalcitrante da una persa naturalità. Nel deserto fumante delle pietre e tra la linfa di alberi spezzati, la città, chiesa stretta attorno alle proprie radici, si scopre viva e resiliente, si muove come corpo unico, indaga se stessa per attivare insondate risorse. Inizia un percorso di ricomposizione dei frammenti, di vita e di cemento, attraverso gli strumenti propri dell’uomo, vissuti ed attualizzati in un sistema di condivisione: la ricerca, lo studio, l’arte, ecc.. Tra di essi il gioco assume un posto di rilievo e si ripercuote su numerosi ambiti della vita di relazione: dal XX secolo, infatti, numerosi studi hanno evidenziato come il gioco, possedendo una finalità esplorativa, esercitativa, simbolica, organizzativa, costruttiva e regolativa, non sia solo attività ludica riservata ai fanciulli e agli adolescenti ma, inserendosi nelle funzioni dei grandi sistemi del nostro corpo, concorre a limitare i processi di invecchiamento, a favorire lo sviluppo di rapporti positivi con gli altri e con l’ambiente. Amatrice sceglie di iniziare un percorso di ricostruzione e rigenerazione con il gioco e con l’arte, attività umane che stimolano legami, riconnettono identità perdute, ripristinano le reti sociali, amplificano il senso di appartenenza mediante l’intimo valore simbolico e metaforico. E così le installazioni nel nuovo Parco Giochi “Don Giovanni Minozzi”, realizzate da Roberta Morzetti, Angelo Savarese, Alberto Timossi e Stefano Trappolini, hanno la dimensione e il sapore del racconto, di una narrazione altra, di una nuova storia che la collettività tutta vuole dichiaratamente incidere in uno spazio compartecipato. 

Bona Dea 2018 di Roberta Morzetti è una rielaborazione della Grande Madre, divinità femminile primordiale presente in quasi tutte le mitologie: rappresentazione di essa è la Madre Terra, dea della Natura e della Spiritualità, fonte divina di ogni nascita e rinascita, il cui potere risiede nell’acqua, nel mondo minerale, vegetale ed animale. Per Jung l’archetipo della Grande Madre è la magica autorità del femminile, la saggezza e l’elevatezza spirituale che trascende i limiti dell’intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondazione, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l’abisso, il mondo dei morti. E così l’artista cosparge la chioma della Madre Terra di quel che rimane della morte e della distruzione, simboli di un futuro spezzato, ma anche di fiori e frutti, evidenza di una rinascita, di una autoguarigione e autorigenerazione. La sorregge con le mani, aperte ed accoglienti, in un tentativo di riconciliazione tra l’uomo e la natura. Sul retro dell’opera, su di una grande lastra colorata, le parole di Chiara Gamberale, tratte dal testo Vita nel racconto Una gravidanza, sanciscono il contatto e il contratto ormai ristabilito, dove vita e non vita sono corpo della stessa effigie. 

Memoria di Angelo Savarese è un piano verticale di 72 tessere di un variopinto puzzle che sacralizza il passato e inneggia al futuro. Ogni frammento prende vita sulla perdita e sull’assenza, si trasforma nell’immagine della parola e si materializza nei nomi di battesimo di chi è stato sommerso dalla natura non più complice. In questo gesto dichiarato, la città diventa garante della memoria, ma anche testimone di un percorso di crescita nel quale la luce, declinata nello spettro dei colori, penetra attraverso le linee e i bordi. Il frammento, alla stregua di un elemento della pratica del kintsugi, diventa trama preziosa, non più da nascondere ma da mostrare in tutta la sua forza e potenza generatrice e distruttrice, dove convivono gli opposti, integrità e rottura, ricomposizione e costante mutamento. L’artista, nello scomporre e riconnettere, declama la transitorietà delle cose in un flusso temporale indistinto e nell’accettazione di tre semplici verità: nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto (cit. Richard R. Powell).

Tracce di Alberto Timossi irrompe su un fondale candido e trafigge la superficie della vita con cinque elementi rossi, infuocati, distorti dalla storia. In un fluido movimento, stagliati verso il cielo, i tubi, provenienti dalla cultura industriale, connettono un tempo mutante e assurgono a figurazione del vissuto. L’artista li plasma e li congela in un attimo sospeso, travalica lo spazio, racconta episodi di passata normalità da cui escono ombre apparentemente simili. Descrive così non-luoghi, risultato delle mutazioni del paesaggio, e definisce luoghi antropologici dove il numero cinque simboleggia la vita universale, la volontà, l’ispirazione, l’evoluzione, il movimento progressivo ed ascendente. Il trapasso del piano visivo procede, dunque, da un sistema di involuzione e discesa ad uno di elevazione e trascendenza, nel quale ogni individuo, microcosmo fisico e spirituale, conserva e trattiene in sé memoria e futuro.

Attraverso il Passato di Stefano Trappolini è la storia condivisa di un iter dove convergono svolte, partenze, ritorni, sentieri visivi vorticosamente impressi. Con i giovani della scuola elementare e media di Amatrice l’artista definisce un rito di passaggio, costruendo sagome colorate in plexiglas, archetipo dell’uomo che cammina verso una strada imprevista, sconosciuta, impervia, e che trova nell’incontro con l’altro la chiave di una resurrezione interiore. E proprio nella dimensione del processo educativo che ha inizio il viaggio come metafora pedagogica, che permette la costruzione di identità culturali nuove e complesse: un dispositivo di crescita interiore, non solo personale. Attraverso il coinvolgimento delle nuove generazioni, l’artista reitera il passato rigenerando il presente e il totem si trasforma in opera collettiva, espressione di un’intera comunità.

Il tempo del terremoto è tempo della resilienza, vento caldo che trasforma e muove, tempo di realtà e oggettività, nel quale sviluppare strategie socialmente rilevanti, assorbire gli impatti, analizzare e comprendere le vulnerabilità, riorganizzare sistemi e modi di vita attraverso linguaggi per esprimere, comunicare, liberare.

Tempo in cui senza rinascita, niente è del tutto vivo. (cit. Maria Zambrano)

Barbara Lalle/Marco Marassi – Realtà Istantanee | Project Room MACRO Roma – 1/9 giugno 2019

Barbara Lalle – Marco Marassi
Realtà Istantanee
a cura di Roberta Melasecca – Interno 14 next

1- 9 giugno 2019 

MACRO – Project Room – Via Nizza 138 Roma

Dal 1 al 9 giugno 2019 la Project Room del MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma ospiterà il progetto Realtà Istantanee di Barbara Lalle e Marco Marassi, a cura di Roberta Melasecca.

Il progetto è promosso da Interno 14 next, con la collaborazione di Bridge Art, della FIJLKAM – Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali e del Museo FIJLKAM. 

Confine è frontiera che separa due terre: fissare un confine è riconoscere una differenza, costruire la propria alterità e identità attraverso la distinzione per opposizione. Tracciare un confine è anche arginare la propria paura dell’ignoto, ma anche la propria brama di infinito. Confine ha una accezione mobile, flessibile: luogo che separa le personali territorialità e permette la rappresentazione di se stessi attraverso i confini del corpo, dei valori, della familiarità, di espressione; luogo che lega due organismi e che favorisce la condivisione e la compartecipazione, luogo di relazioni, in cui l’uomo si riconosce come essere sociale. 

E’ proprio sulla linea di confine del contatto che si manifesta il flusso delle relazioni. Il progetto Realtà Istantanee vuole indagare quella zona del confine oltre la quale il contatto perde il suo significato vitale per diventare ingerenza, invadenza, violenza, una zona invalicabile ma estremamente variabile e soggettiva. La percezione del proprio confine evidenzia il livello degli opposti, dentro/fuori, pieno/vuoto, apertura/chiusura, indifferenziazione/individualizzazione; valicare la linea del confine del contatto può essere percepita come violazione o al contrario come accettazione. 

Il progetto coinvolgerà coppie o gruppi relazionali: ognuno ha un suo confine invalicabile, non standardizzabile ma estremamente peculiare e modificabile nel tempo. Gli artisti, attraverso interviste, l’ascolto, il silenzio, l’accoglienza, la poesia, approfondiranno il personale confine del contatto relazionale. 

Realtà Istantanee, finalista a Bridge Art full(Y)_grounding residency#3, ha ricevuto nel 2017 la Menzione Speciale Gestalt. 

Durante i giorni di residenza il progetto verrà approfondito ed arricchito da una serie di appuntamenti che coinvolgeranno artisti e diversi operatori culturali. 

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Programma appuntamenti

/ Sabato 1 giugno ore 18.00
Performance Kontaktgrenze di Barbara Lalle e Marco Marassi
con la partecipazione della FIJLKAM – Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali
con la partecipazione di Roberto Bellatalla – contrabbassista

La performance coinvolgerà tre coppie di atleti della Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali e sperimenterà il tema del contatto nella dinamica del gesto, orchestrata dal vivo, durante la quale suoni ed azioni entreranno a fare parte di un unico meccanismo di relazione. 

/ Domenica 2 giugno ore 17.00 – 19.00
Incontro con Francesco Pieroni, psicologo e psicoterapeuta
Noi, frontalieri” – incontro interattivo sull’esperienza umana di confine e di contatto 

/ Martedì 4 giugno ore 16.00- 19.00
Tigrotto e la Coccoleria
con Diego Tigrotto Glikman

La Coccoleria è uno spazio morbido e sicuro dove abbandonarsi a gesti di tenerezza, affetto e amore senza sentirsi giudicati. Circondate da cuscini, peluches e bolle di sapone, persone adulte possono abbracciarsi, accarezzarsi, farsi i grattini: praticando la cultura del consenso, senza aspettative, in base ai loro bisogni, desideri e limiti. Faremo giochi, condivideremo energie e l’ossitocina: un ormone che ci fa sentire rilassati, ma anche gioiosi e giocherelloni! Ci sono dei principi da seguire e siamo liberi di interagire o meno, in base a come ci sentiamo, in qualunque momento. L’importanza di baci, abbracci, carezze e altre manifestazioni di affetto è provata dalla scienza: coccole e tenerezze rispondono a un bisogno innato di sentirsi riconosciuti, apprezzati, protetti, sostenuti, amati, e possiedono straordinari poteri rigeneranti del benessere psico/fisico.

/ Giovedi 6 giugno
ore 17.00
Talk Performance e confine di contatto
Intervengono: Michela Becchis, Tiziana Cera Rosco, Barbara Lalle, Nora Lux, Lilith Primavera, Helena Velena. Modera Roberta Melasecca

ore 18.30
Contatto di Barbara Lalle
Performance con Flavio Massimi

con la partecipazione della soprano Loredana Margheriti e delle coriste Daniela Carreras, Antonia Castellani, Maria Teresa Filetici, Susanna Marilungo, Marcella Marinelli, Valeria Vivarelli

In Contatto, l’autoritratto prende vita sul corpo del performer, mano mano che entrerà in contatto con il suo pubblico, e da tela bianca, esposta alla galleria della vita, il suo corpo diventare percezione di Sé. L’idea che abbiamo di noi stessi è una costruzione molto complessa, della quale non siamo mai pienamente consapevoli: si tratta di sensazioni interiori che si stratificano con esperienze di vita e che assorbono riflessi e valutazioni delle emozioni altrui. Non sempre, tuttavia, l’immagine che gli altri ci restituiscono è corretta, incondizionata, limpida e scevra dal pregiudizio; anzi molto spesso è distorta da fobie e debolezze nostre e di coloro con cui entriamo in contatto.

/ Venerdi 7 giugno ore 16.00 – 19.00
Giochi psicologici per sviluppare il contatto, la comunicazione e l’espressione corporea
con Simona Balistreri

Tramite i giochi di gruppo psicologici, i partecipanti sperimenteranno il contatto, le varie possibilità comunicative e l’espressione del corpo. Saranno utilizzate tecniche di rilassamento, di fantasia guidata, di giochi di comunicazione non verbale e di movimento creativo. Tutto ciò al fine di far sperimentare ai partecipanti L’acquisizione di nuovi modi di sentirsi, di pensare e di relazionarsi.

/ Sabato 8 giugno
ore 17.00
Talk Fotografia e confine di contatto
Intervengono: Gerald Bruneau, Tano D’Amico, Luigi Filetici, Nora Lux, Andrea Pizzi, Andrea Sabbadini. Modera Marco Marassi

ore 18.30
Pigmalione vs Narciso di Daniele Casolino con Damiana Ardito
Video-installazione e performance

Pigmalione è Narciso, è Alice che rompe lo specchio, creatore e distruttore di se stesso per l’immagine artificiosa. L’artista che si completa nell’opera perdendosi in essa. Un artista, la sua modella, il suo modello di arte, la sua idea e la sua forma, si scambiano in un gioco metaartistico i ruoli, in una sorta di fenachitoscopio primordiale che si ritrova gif di tendenza nel nuovo digitale. La Video installazione site specific, è stata pensata per essere proiettata in loop su due pareti contrapposte a specchio in cui l’artista e la modella proiettati si guardino frontalmente. Nella giornata una performance live interepreterà in un nuovo “specchio” stavolta fisico e collocato, la stessa scena con gli artisti in scena. La versione allegata è in versione video standard con le due parti affiancate anziché speculari.

/ Domenica 9 giugno ore 17.30
Realtà istantanee
Performance di Barbara Lalle e Marco Marassi

 

INFO

Barbara Lalle – Marco Marassi
Realtà Istantanee
a cura di Roberta Melasecca
Organizzazione e comunicazione: Interno 14 next
Con la collaborazione di: Bridge Art, FIJLKAM – Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali, Museo FIJLKAM
Progetto grafico: Alessandro Arrigo

 

 

 

1- 9 giugno 2019 
MACRO – Project Room
Via Nizza 138 Roma

Barbara Lalle barbix2002@libero.it 
Marco Marassi – www.marcomarassi.com

Organizzazione e Comunicazione
Interno 14 next
Roberta Melasecca Curator&Press

roberta.melasecca@gmail.cominfo@interno14next.it
tel. 3494945612
www.interno14next.it. www.melaseccapressoffice.it

BORDER CROSSING 2019 | Varie sedi Palermo – 30 maggio – 1 giugno 2019

BORDER CROSSING 2019
Dal 30 maggio all’1 giugno
a cura di Lori Adragna, Border Crossing, Bridge Art, Chambre à air
Assistenti Valentina Chiarello, Martina Guglielmo

Venerdì 31 maggio inaugurazione mostra/talk
Sabato 1 giugno Videoartforum Mediterraneum
SEDI: Dimora OZ a Palazzo Sambuca, KaOZ, Piazza Magione, Teatro Garibaldi – Palermo

 

Dal 30 maggio al 1 giugno 2019 torna a Palermo Border Crossing, il progetto nato da un’idea di Bridge Art, Dimora Oz e Casa Sponge, a cura di Lori Adragna e Andrea Kantos, inaugurato nel 2018 fra gli eventi collaterali di Manifesta 12. L’edizione del 2019 propone la preview di un format a cadenza periodica che porterà una selezione di spazi e progetti culturali internazionali all’interno del territorio siciliano.  

Border Crossing elabora una sinergia di spazi pubblici e privati per ospitare produzioni e talk: Dimora OZ, a Palazzo Sambuca, KaOZ e il teatro Garibaldi, tre spazi nell’ambito del programma di Palermo Culture e Magione Contemporanea, in una messa a sistema dei luoghi di ricerca, confronto e produzione culturale.

Il primo appuntamento sarà con Geografico #Sicilia, un progetto ideato da Chambres à Air, piattaforma creata da Pietro Fortuna a Bruxelles. Il progetto che è coordinato da Lori Adragna e organizzato da Bridge Art/Border Crossing, comprende un viaggio itinerante da parte di Marc Buchy (Francia), Pietro Fortuna (Italia), Richard Höglund (Stati Uniti), Lior Gal (Israele) con tappe presso varie sedi e centri d’arte: (Bridge Art, Noto – Dimora Oz / KaOz, Palermo  – Farm Cultural Park, Favara –  Site Specific, Scicli – White Garage, Catania). 

L’evento conclusivo organizzato da Border Crossing si svolgerà il 31 maggio a Piazza Magione, in modalità diffusa Dimora OZ a Palazzo Sambuca, KaOZ, Teatro Garibaldi, con una presentazione  degli artisti di Geografico #Sicilia e una mostra a cura di Lori Adragna, con Sonia Andresano, Fabrice Bernasconi Borzì, Marc Buchy, Simone Cametti, Barbara Cammarata, Daniele Di Luca, Pietro Fortuna, Richard Höglund, Lior Gal, Giuseppina Giordano, Piotr Hanzelewicz, Andrea Kantos, Carmelo Nicotra, Isabella Pers, Tiziana Pers, Rossana Taormina, Sasha Vinci.

Border Crossing chiuderà sabato 1 giugno con il Videoartforum Border Crossing_Mediterraneum a cura di Lori Adragna e Andrea Kantos, una maratona di video e talk presentati all’interno del Teatro Garibaldi che coinvolgerà alcuni progetti indipendenti, sulle diverse suggestioni scaturite dal tema “Mediterraneo”.

“Come afferma Predrag Matvejević: il Mediterraneo non è solo geografia. Dentro le sue sponde e nelle terre che bagna ha avuto origine la storia dell’umanità. Dalle sue acque sono sgorgate civiltà e colati a picco imperi. In quel mare, che i romani chiamarono “nostrum” avviando tutta una mitologia, convergono tre mondi (cristiano, islamico ed ebraico) e tre diversi sistemi politico-economici. È d’altra parte teatro di conflitti, problemi di regolazione dei commerci e dei flussi umani, di integralismi, non solo religiosi. – scrive nel suo testo la curatrice, Lori Adragna -. Ripartendo dall’arte e dalla cultura come patrimonio condiviso si può orientare un cambiamento, immaginare un Mediterraneo che torni ad essere crocevia di scambi e di percorsi di sviluppo. E qui l’arte contemporanea può giocare un ruolo di primo piano: rimescolando le acque, riflettendo e facendo riflettere, valorizzando le differenze, prefigurando lo spazio di un mare senza confini.”

Gli spazi invitati al VideoArtForum sono: Album Arte, Roma – Art House, Scutari – Atla(s)now, Marocco – Bridge Art, Noto (SR) – Cantieri d’arte / La Ville Ouverte, Viterbo – Casa Sponge, Pergola (PU)- Dimora Oz, Palermo – Dolomiti Contemporanee, Dolomiti – Fusion Art Centre, Padova – GAP Guilmi Art Project, Guilmi, (CH) Abruzzo – NOS Visual Art Production, Bologna – Ramdom, Gagliano del Capo (LE) – RAVE East Village Artist Residency, Trivignano Udinese (UD) – Site Specific, Scicli (RG)- ViadellaFucina16 condominio-museo, Torino.

Gli artisti presentati da ciascun spazio per la rassegna video sono: Elena Bellantoni (Album Arte), Angelo Bellobono (Atla(s)now), Simone Cametti (Dolomiti Contemporanee), Davide D’Elia (NOS), Andrew Friend (Ramdom), Lek M. Gjeloshi (Art House), Arash Irandoust (Bridge Art), Elena Mazzi (GAP Guilmi), Alfredo Meschi (Fusion Art Centre), Egle Oddo (Dimora Oz), Anna Raimondo (Cantieri d’Arte), Collettivo RAVE (RAVE), Filippo Riniolo (Casa Sponge), Lucio Viglierchio e Miha Sagadin (ViadellaFucina16), Matilde Sambo (Site Specific).

SEDI: 
☆Dimora Oz a Palazzo Sambuca
via Alloro 36 (ingresso Piazza Magione), Palermo
☆ KAOZ Via Francesco Riso 55, 
Palermo 
☆Teatro Garibaldi, Via Teatro Garibaldi 46-56, Palermo
☆Piazza Magione, Palermo
 

PARTNERS BORDER CROSSING Album Arte, Roma – Art House, Scutari – Atla(s)now, Marocco – Bridge Art, Noto (SR) – Cantieri d’arte / La Ville Ouverte, Viterbo – Casa Sponge, Pergola (PU)- Dimora Oz, Palermo  – Dolomiti Contemporanee, Dolomiti  – Fusion Art Centre, Padova – GAP Guilmi Art Project, Guilmi, (CH) – NOS Visual Art Production, Bologna – Ramdom, Gagliano del Capo (LE) – RAVE East Village Artist Residency, Trivignano Udinese (UD) – Site Specific, Scicli (RG).- ViadellaFucina16 condominio-museo, Torino.

PARTNERS GEOGRAFICO Bridge Art, Noto – Palazzo Landolina – Noto, Site Specific, Scicli – Farm Cultural Park, Favara – Accademia di Belle Arti, Catania – White Garage, Catania – Dimora Oz / KaOz, Palermo – Istituto Italiano di Cultura, Bruxelles – Musumeci Contemporary, Bruxelles – Tailsfilm Production, Roma – Archivio Fortuna, Roma / Bruxelles – Interno14 Next, Roma – STUDIO contemporary art, Venezia 

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Reti di ricordi Progetto per la memoria del Museo Tucci | MACRO Roma – 5 giugno 2019

Reti di ricordi  Progetto per la memoria del Museo Tucci 
a cura di Roberta Melasecca, Silvia Stucky, Michele Marinaccio
con Donatella Mazzeo, Paola D’Amore, Massimo Livadiotti, Vittoria Biasi, Paola Romoli Venturi, Donatella Pinocci

5 giugno 2019  ore 10.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00
MACRO – Auditorium – Via Nizza 138 Roma

 

Il giorno 5 giugno 2019 l’Auditorium del MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma ospiterà il progetto Reti di ricordi Progetto per la memoria del Museo Tucci, a cura di Roberta Melasecca, Silvia Stucky, Michele Marinaccio, con Donatella Mazzeo, Paola D’Amore, Massimo Livadiotti, Vittoria Biasi, Paola Romoli Venturi, Donatella Pinocci: una giornata di memorie, dialoghi e proposte su ciò che il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” è stato nella sua sede di Palazzo Brancaccio, nel cuore del Rione Esquilino a Roma, con l’auspicio che le sue collezioni possano essere nuovamente esposte nella loro interezza.

Infatti il 31 ottobre 2017 le porte di Palazzo Brancaccio in via Merulana 248, storica sede del Museo Nazionale d’Arte Orientale intitolato a Giuseppe Tucci, si sono chiuse al pubblico, ed è iniziato il trasferimento delle collezioni presso il Museo delle Civiltà all’EUR. Questo non può lasciare indifferenti le persone che hanno frequentato ed amato il Museo nella sede che ha avuto per sessant’anni (dal 1957 al 2017), poiché le sue collezioni sono come un organismo vivente che ora ha cambiato le sue coordinate spaziali e, soprattutto, la sua relazione con il territorio circostante. 

Il progetto Reti di ricordi ha l’intento di valorizzare la memoria di ciò che il Museo Tucci è stato nella sua sede di Palazzo Brancaccio, sottolineando la relazione creatasi nel tempo tra le opere e le persone che le hanno studiate, custodite, protette, visitate; la relazione tra le collezioni che Palazzo Brancaccio conteneva e il quartiere Esquilino, da decenni luogo di insediamento di comunità asiatiche. Ulteriore intento di questo progetto è seguire le sorti delle preziose collezioni del Museo Tucci, che si auspica possano essere al più presto esposte interamente, e così fruite in tutta la loro bellezza e ricchezza. 

Il progetto sarà ospitato al MACRO, in una giornata di lavoro, incontro, confronto, informazione, mercoledì 5 giugno 2019, anniversario della nascita di Giuseppe Tucci.

Durante la giornata del 5 giugno interverranno vari operatori culturali che nel Museo Tucci hanno lavorato o partecipato a progetti artistici e culturali: Luca Barreca, Vittoria Biasi, Tomaso Binga, Lucilla Catania, Franco Cenci, Amrit Chusuwan, Paola D’Amore, Daniela De Dominicis, Maria Antonietta Diana, Anna Maria Di Stefano, Filippo M. Gambari, Roberto Gramiccia, Massimo Livadiotti, Brunella Marcelli, Michele Marinaccio, Donatella Mazzeo, Nour Melehi, Gabriele Novembri, Terry Olivi, Claudia Pecoraro, Donatella Pinocci, Massimiliano A. Polichetti, Dominique Queloz, Paola Romoli Venturi, Adriano Rossi, Sonia Sabbatini, Claudio Strinati, Silvia Stucky. 

Inoltre sono stati coinvolti anche numerosi artisti: Jacopo Benci, Tomaso Binga, Arianna Bonamore, Gianni Capogrossi Cagli Spera, Franco Cenci, Giulia Del Papa, Isabelle Fordin, Elisabeth Frolet, Barbara Lalle e Marco Marassi, Andrea Lanini, Massimo Livadiotti, Federica Luzzi, Roberta Maola, Michele Marinaccio, Roberta Melasecca, Elly Nagaoka, Anna Onesti, Franco Ottavianelli, Donatella Pinocci, Claudia Quintieri, Paola Romoli Venturi, Guendalina Salini, Silvia Stucky, Naoya Takahara. Ognuno di essi ha “adottato” un oggetto della collezione, e su di esso ha realizzato un’opera che verrà presentata nella sessione pomeridiana. Introdurranno Roberta Melasecca e Silvia Stucky. 

INFO

Reti di ricordi  Progetto per la memoria del Museo Tucci 
a cura di Roberta Melasecca, Silvia Stucky, Michele Marinaccio
con Donatella Mazzeo, Paola D’Amore, Massimo Livadiotti, Vittoria Biasi, Paola Romoli Venturi, Donatella Pinocci
Organizzazione: Roberta Melasecca – Interno 14 next, Silvia Stucky

5 giugno 2019 ore 10.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00
MACRO – Auditorium
Via Nizza 138 Roma

MACRO Museo d’Arte Contemporanea 
info.macro@palaexpo.it – tel. 06 696271
www.museomacro.it

Comunicazione
Interno 14 next
Roberta Melasecca
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3494945612
www.interno14next.it

PROGETTO GEOGRAFICO // SICILIA | varie sedi – 19/31 maggio 2019

Dal 19 al 31 maggio 2019 si svolgerà in Sicilia il progetto Geografico, ideato e promosso  da Chambres à air, una piattaforma per l’arte e il pensiero creata a Bruxelles da Pietro Fortuna nel 2017. Chambres à air ha lo scopo di sviluppare un programma articolato attraverso il contributo teorico e pratico di artisti, filosofi e ricercatori superando i condizionamenti e le convenzioni culturali del pensiero umanistico. L’edizione di Geografico del 2019 prevede un viaggio di 4 artisti, selezionati da Chambres à air: Marc Buchy (Francia), Pietro Fortuna (Italia), Richard Höglund (Stati Uniti), Lior Gal (Israele), L’itinerario prevede diverse tappe: Catania, Noto, Favara, e Palermo impegnando gli artisti in speech, performance e nella presentazione di opere realizzate in situ, nonché di interazioni e scambi con alcuni artisti delle residenze ospitanti. Per l’occasione sarà prodotto per la Tailsfilm un documentario diretto da Alessandra Populin e una pubblicazione che comprenderà oltre a scritti e annotazioni degli artisti partecipanti anche una selezione di testi critici di osservatori esterni presenti nei diversi contesti. 

La Sicilia è un laboratorio di scambio e sinergia, con precise istanze socio-culturali e suggestioni paesaggistiche e artistico-culturali capaci di trasformare il viaggio e l’ospitalità in una dimensione conoscitiva profonda. “Abbiamo pensato a questa terra – scrive Pietro Fortuna – come la terra a sud di quell’Europa oggi sottomessa al dogma della globalità, cioè a quel processo che antepone l’accettazione dei propri modelli culturali a ogni impulso di revisione critica ed esistenziale. Un processo sempre più distante dalla Vita, che rappresenta il vero rimosso di un umanesimo che s’impone con le ragioni dell’apparire alla verità dell’essere”. 

Il progetto co-curato e coordinato da Lori Adragna, si snoderà fra varie tappe cominciando da Catania dove il 23 maggio, sono previsti alcuni incontri/talk a cura di Giampiero Vincenzo: la mattina, con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti e il pomeriggio, con artisti locali presso White Garage. Si procede per Noto, con una residenza nella casa degli artisti all’interno di Tenuta la Favola, sede di Bridge Art. L’interazione con il pubblico avverrà il 25 maggio presso Palazzo Landolina dove gli artisti proporranno alcuni interventi performativi e installativi. Proseguendo per Scicli, Site Specific l’associazione no profit di Sasha Vinci si attiverà programmando per gli ospiti, percorsi artistico-culturali. 

La tappa successiva, a partire dal 28 maggio, prevede il coinvolgimento del Farm Cultural Park, un progetto di rigenerazione culturale creato da Andrea Bartoli e Florinda Saieva a Favara, in provincia di Agrigento, at traverso residenze e produzioni artistiche e azioni urbanistiche. Infine a Palermo, dove gli artisti saranno ospitati in residenza presso KaOz. 

L’evento di chiusura si svolgerà a Palermo nell’ambito di Border Crossing, il format ideato da Bridge Art, Dimora OZ e Casa Sponge, che avrà luogo dal 30 all’1 giugno all’interno della programmazione di Magione Contemporanea e Palermo Culture, in una modalità diffusa tra Piazza Magione, Dimora OZ, Palazzo Sambuca, KaOZ e il Teatro Garibaldi. In programma un talk/evento con gli artisti di Geografico e una mostra a cura di Lori Adragna che accoglierà gli interventi di: Sonia Andresano, Fabrice Bernasconi Borzì, Marc Buchy, Simone Cametti, Barbara Cammarata, Daniele Di Luca, Pietro Fortuna, Richard Höglund, Lior Gal, Giuseppina Giordano, Piotr Hanzelewicz, Andrea Kantos, Carmelo Nicotra, Isabella Pers, Tiziana Pers, Rossana Taormina, Sasha Vinci. 

INFO EVENTI GEOGRAFICO 

23 maggio ore 10:00 Accademia di Belle arti di Catania, Cos’è la vita, conversazione di Pietro Fortuna – ore 19:00 White Garage, Catania via Malta 61, gli artisti si confrontano con Enrico Aresu (canecapovolto) e Gianpiero Vincenzo sui temi della teoria e pratica dell’arte contemporanea
25 maggio ore 19:00 Palazzo Landolina, Largo Landolina N.2, Noto, interventi performativi e installativi
28 maggio, Farm Cultural Park, Favara, speech, performance, installazioni
31 maggio ore 10:00 – 19:00 evento diffuso tra Piazza Magione, Dimora OZ, Palazzo Sambuca, KaOZ e il Teatro Garibaldi. Talk con gli artisti di Geografico mostra a cura di Lori Adragna con gli interventi degli artisti di Geografico in dialogo con quelli delle residenze siciliane. 

INFO

IDEAZIONE
Chambres à air 

CURA
Lori Adragna Chambres à air Gli Artisti 

ORGANIZZAZIONE
Chambre à air Bridge Art Bordercrossing 

NELL’AMBITO DI
Border Crossing Magione Contemporanea 

ARTISTI DI CHAMBRE À AIR
Marc Buchy (Francia), Pietro Fortuna (Italia),
Richard Höglund (Stati Uniti), Lior Gal (Israele) 

ARTISTI BORDERCROSSING
Sonia Andresano, Fabrice Bernasconi Borzì, Simone Cametti, Barbara Cammarata, Daniele Di Luca, Giuseppina Giordano, Piotr Hanzelewicz, Andrea Kantos, Carmelo Nicotra, Isabella Pers, Tiziana Pers, Rossana Taormina, Sasha Vinci. 

PARTNER
Bridge Art /Tenuta la Favola, Noto Istituto Raeli, Noto Palazzo Landolina, Noto Site Specific, Scicli Albergo Diffuso, Scicli, Farm Cultural Park, Favara Accademia di Belle Arti, Catania White Garage, Catania, Dimora Oz / KaOz, Palermo, Istituto Italiano di Cultura, Bruxelles Musumeci Contemporary, Bruxelles Tailsfilm Production, Roma Archivio Fortuna, Roma / Bruxelles Interno14 Next, Roma 

MEDIA PARTNER
Artribune

PATROCINI Comune Catania, Favara. Palermo, Noto, Modica, Scicli

UFFICIO STAMPA
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Emanuela Fabozzi – Faccebook – a cura di Roberta Melasecca | Galleria Frammenti d’Arte Roma

Emanuela Fabozzi
Faccebook
A cura di Roberta Melasecca

23 maggio 2019 ore 18.30 | Galleria Frammenti d’Arte | Roma
Fino al 30 giugno 2019

Il giorno 23 maggio 2019 alle ore 18.30 la Galleria Frammenti d’Arte presenta la mostra personale Faccebook di Emanuela Fabozzi, a cura di Roberta Melasecca. 

In mostra le 100 “facce” di amici reali-virtuali dell’artista in tele dal formato 20×20 cm, sculture ed oggetti in ceramica che costituiscono i diversi volti dello stesso progetto artistico. 

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E così ci incontreremo, / lasceremo, risa in sala / sette passi, sette leghe / tra di noi c’inventeremo. / E quasi non bastassero / i dolori della vita / – ci uccideremo con le parole. / Poi faremo un bell’inchino / che alla farsa porrà fine. / Tutti a letto se ne andranno / divertiti da morire. (Wisława Szymborska, Opera buffa da “Amore a prima vista”)

E’ inevitabile. La rete ormai fa parte integrante della nostra realtà e non costituisce più un mondo parallelo: viviamo, come afferma il giornalista Francesco Longo, in una società “aumentata”, dove non è più necessaria la distinzione tra online e offline. Immersi in un sistema di narrazioni, è il nostro viso che entra in gioco. Senza corpi, miliardi di facce si susseguono vorticosamente negli schermi dei nostri cellulari. La nostra immagine – e forse con essa anche la nostra identità – è al centro dell’universo, di singoli e microscopici universi imperniati su conformazioni in continuo cambiamento, diversi, categorizzabili. 

Un recente studio condotto da Daniel Preoţiuc-Pietro dell’Università della Pennsylvania ha esaminato 66 mila utenti su Twitter e analizzato 3.200 tweet tra i più recenti di ognuno: dei 66 mila utenti ne sono stati selezionati 434, sui quali è stata condotta un’analisi psicologica più approfondita attraverso il metodo “Big Five“. Mettendo in relazione i risultati dei test con i caratteri emersi dalle foto profilo, lo studio ha dimostrato che la foto in evidenza, che inseriamo nei social network, può fornire informazioni dettagliate sulla nostra persona, al punto da delineare cinque profili e cinque caratteristiche: estroversione, amicalità, coscienziosità, instabilità emotiva, apertura mentale. E così la foto dell’estroverso è colorata, senza occhiali e decisamente giovanile; l’amichevole mostra un’immagine variopinta, ma non molto nitida, con un viso sorridente; il coscienzioso si comporta in modo pianificato, si mostra soddisfatto e felice, spesso è da solo ed appare più vecchio che nella realtà; il nevrotico non nasconde il carattere negativo ed inserisce spesso un oggetto anziché il proprio volto; infine chi denota apertura mentale si presenta in modo stravagante e inusuale, preferendo anche lui un oggetto.

La giornalista e psicologa polacco-americana Aleks Krotoski si chiede: “But is my collection of status updates, photos, videos, blogposts and podcasts really me? It’s one expression of self, for sure. It’ s also one that I manipulate”. Lo schermo dello smartphone restituisce, dunque, secondo la Krotoski, un’immagine veritiera della propria identità ma anche facilmente manipolabile. Ed oggi due sono le correnti, naturalmente opposte, che si fronteggiano su tale questione: i social media creano una socialità reale? Interagiamo veramente con le centinaia di contatti che abbiamo online? La qualità di queste relazioni è uguale a quelle che abbiamo nel mondo “fisico”? La nostra identità sui social è autentica?

Nella realtà aumentata di Facebook, Twitter o Instagram, cerchiamo di realizzare quello che gli altri si aspettano da noi e, per poter piacere a tutti, dobbiamo rinunciare a quello che maggiormente ci caratterizza. Dunque, secondo questa prima tendenza, nei social noi non realizziamo la nostra identità: i social ci manipolano, rendendoci dipendenti dai feedback e ci allontanano da quello che siamo veramente; forzano il confine dell’identità, facendola a volte coincidere con l’immagine di essa e mettendola a disposizione di un pubblico non selezionato. La rete diviene uno spazio creativo entro cui ideare il proprio sé, alimentando le forme della simulazione, generando un personaggio o una molteplicità di personaggi e interpretandone i ruoli.

La seconda corrente mette, invece, in evidenza come non ci sia alcun motivo per non credere che le storie degli altri non siano narrazioni e descrizioni di vita autentica. Dopotutto anche nella vita reale cerchiamo, ad esempio, di apparire più belli, come facciamo nei social, oppure sempre e comunque siamo soggetti al giudizio altrui. Reiterando la dimensione del cafè, le opinioni che ci scambiamo riflettono il nostro pensiero, sia in ambito reale e sia virtuale, e a volte ci uccidiamo con le parole. Cameron Marlow, sociologo in-house di Facebook, dall’elaborazione dei tracciamenti dei server, ha evidenziato come il profilo di consumo di Facebook si dimostri molto simile al quadro delle relazioni che l’individuo intrattiene real life. 

In questo ampio dibattito a cui partecipiamo tutti indistintamente e inconsciamente, Emanuela Fabozzi, partendo da un’ampia formazione accademica e da una lunga esperienza nella scultura, ceramica, incisione e scenografia, apre un’altra finestra sul suo desktop e ci fa entrare nel suo spazio di costruzione della realtà e dell’identità. Sollecitata dalle suggestioni dell’art brut e della reminiscenza del fumetto, l’artista dipinge 100 volti di suoi “amici” – virtuali/reali -, 100 facce che rappresentano, nella loro permanenza e fuggevolezza, le classiche tipologie di profili che popolano il web. 

Muovendo da una riflessione sul rapporto tra rete, immagine e le forme del sé, le facce di Faccebook rispondono ad un preciso linguaggio decodificativo. La serie dei 100 si caratterizza per una ripetizione di stilemi: il contorno preciso e lineare, l’utilizzo di colori primari e derivati sgargianti e netti, il fondo monocromo in stile “foto-tessera”. Ogni personaggio è definito con il suo preciso carattere distintivo di gioia o tristezza, smarrimento o impertinenza, forza o alienazione, ma gli elementi che compongono il viso, a sembianza di dolci di una infanzia trascorsa, generano un ossimoro tra immagine rappresentata e carattere indentitario dell’immagine stessa: i bucaneve per gli occhi, i rigoli al posto del naso, i capelli come glassa delle torte con le colorazioni artefatte dei gelati.

Toni e dettagli disegnano, così, un mondo apparentemente giocoso, schiettamente ironico, a rappresentare le innumerevoli interfacce digitali attraverso cui agiamo, decidiamo, lavoriamo e viviamo. E il gesto dell’artista, puro e inesorabile, si declina in diversificati ludici media e tecniche – dalle tele 20×20 cm, alle sculture, agli oggetti ceramici – , a mistificare la figurazione di un volto sociale che cerca, contemporaneamente, il riconoscimento e la simulazione di un io modulare, assemblabile, fedele a tutte le diverse personalità che si sviluppano. 

I 100 volti di Faccebook non sono individui noti e riconoscibili e l’artista non li delinea con la volontà del ritratto o della caricatura: sono immagini definite nella loro indeterminatezza, nelle quali ognuno può identificarsi nelle fattezze, nel particolare aggiunto, nello sguardo, nella casuale coincidenza con aspetti identitari. Nella bruta consapevolezza dell’impossibilità di riuscire ad intrecciare tanti elementi altrui (cit. Remo Bodei), nella fragilità delle probabili relazioni reali e virtuali, Emanuela costruisce un caustico gioco, affollato da un popolo di ipertrofici e perfetti che, ogni sera, spenta la luce e visto l’ultimo volto, andranno a letto, divertiti da morire. 

O, forse, no. 

Testo critico di Roberta Melasecca)

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Emanuela Fabozzi. Nata a Roma nel 1956, dopo la maturità artistica al Liceo di via di Ripetta, nel 1979 si diploma in Scultura, Formatura e Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 1984, vincitrice di concorso, insegna “arte e immagine” nella scuola media. Ha svolto attività professionali come costumista e scenografa lavorando come assistente di Maurizio Tognalini e Graziella Pera presso il teatro Bagaglino “Salone Margherita” in Gianburrasca di Pingitore, College di Castellano e Pipolo, Segni particolari bellissimo di Castellano e Pipolo, Fantozzi contro tutti di Neri Parenti, Champagnein Paradiso di Maurizio Lucidi; ha collaborato con Graziella Pera ad Indietro tutta di Arbore e Biberon con Gabriella Ferri. Dal 1978 ha lavorato con l’artista Carlo Cattaneo con il quale ha elaborato le illustrazioni della rivista Psicanalisi contro di Sandro Gindro e l’evento legato ai 200 anni dalla Rivoluzione Francese “Furori e Poesia della Rivoluzione” curando l’allestimento di via Giulia; ha inoltre realizzato le marionette per il Teatro dei Sensibili di Giudo Ceronetti. Negli anni ’90 ha partecipato ad eventi ed esposto ed allestito “Passeggiando per le vie dell’arte” al Palazzo delle Esposizioni, “Eva ha mangiato la mela” al Palaparioli; nel 1999 “Arte ai mercati”, progetto di Ludovico Pretesi nella home gallery di Marcella de Donato e strutture metalliche alla galleria di Paola Verrengia, Salerno. Nel 2003 mostra personale “Incontri” a Palazzo Rospigliosi di Zagarolo con i testi di Barbara Martuscello. Dal 2015 riprende l’arte della ceramica partecipando a mostre collettive all’Ex Cartiera e al Museo delle tradizioni popolari. Dal 2019 collabora con l’Associazione Pandora. 

Si ringrazia Casale del Giglio per la degustazione durante il vernissage. 

 

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INFO

Emanuela Fabozzi
Faccebook
A cura di Roberta Melasecca

Con la collaborazione di Interno 14 next

Inaugurazione 23 maggio 2019 ore 18.30

Galleria Frammenti d’Arte
Via Paola 23 – Roma

Fino al 30 giugno 2019

Orari: dal lunedì al venerdì: ore 10.00-13.30 / 16.00-19.30
sabato e domenica su richiesta

Si ringrazia Casale del Giglio per la degustazione

www.casaledelgiglio.it 

Galleria Frammenti d’Arte
tel 06.93571441  mob 333.2000389
info@fdaproject.com
www.galleriaframmentidarte.com

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Melasecca PressOffice – Interno 14 next
Roberta Melasecca

roberta.melasecca@gmail.com
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www.melaseccapressoffice.it