Carlo Enrico Bernardelli. Strutture dell’Indeterminato

Carlo Enrico Bernardelli. Strutture dell’Indeterminato
a cura di Claudia Ferrini e Marta Veltri

Inaugurazione 13 dicembre 2013

“Le ricerche di Carlo Enrico Bernardelli si sviluppano da un confronto serrato e osmotico tra discipline e sistemi di riferimento diversi in continuo dialogo tra loro, intrecciano alcuni motivi della filosofia della scienza e delle arti visive per ridisegnare la logica del linguaggio pittorico e della sua epistemologia.

Nella tensione verso l’astrattismo, l’artista attraversa istanze proprie della sfera del pensiero, della percezione visiva, del sogno, dell’espressione linguistica, simbolica e cinestetica, e sintetizza – attraverso una fine tecnica e una gestualità minuziosissima – il rifiuto delle somiglianze visive per evocare esperienze del mondo reale. Con la dedizione e la pazienza di un amanuense, estrapola matrici simboliche che articolano microcosmi in continua espansione, iniettando in essi energie magnetiche di attrazione e repulsione pulsanti di vita propria, come materia ritmica e perpetuamente mobile nel suo status in fieri.

Privilegiando le macchie, i pattern e le geometrie, descrive paesaggi, antropologie, strutture visibili dell’esperienza e sistemi architettonici assemblando materia vegetale, masse biomorfe, elementi modulari architettonici, suggestioni costruttiviste e futuriste. Procedendo dal pointillisme alla miniaturizzazione del segno e della struttura, Bernardelli si appropria dello spazio con un ritmo inarrestabile, un impulsivo horror vacui che decostruisce le immagini del pensiero trasformandole in puro segno e colore. Traduce le proprie intuizioni in proiezioni gestuali e tecniche, ricodificando l’immagine in linguaggio e smaterializzando progressivamente il suo valore semantico. Gesti sistematici, che determinano trame virtuali e metaforiche nell’ariosità e nell’espansione spaziale o nella fittezza della trama e del colore.

Come a ricercare il sublime in miniatura, tesse i segni linguistici delle immagini visive come fossero una composizione metrica di rime e consonanze, secondo le regole di un sistema segnico e semantico dinamico, di metafore in costante e indeterminata evoluzione. La loro sintassi è resa visivamente come macchie di segni fittissimi, accumuli di linee intersecantesi fino a diventare filigrana, tessuto di punti minuziosissimi che gremiscono interi spazi, tanto da sembrare ad uno sguardo superficiale delle stampe xilografiche o acquafortistiche piuttosto che disegni eseguiti a mano.

Attraverso l’impulso automatico nell’organizzazione di strutture complesse, come un ritmo in continuo divenire e inarrestabile, si fenomenizza e si rivela il non visibile, la più intima struttura e ossature di una realtà, anche ipotetica e virtuale, intesa come materia in formazione.

La logica strutturale delle opere riconduce all’interno di un processo formale unitario tutte le distinte parti del pattern visivo: ognuna ha in sé una coerenza architettonica, può essere identificata secondo singole unità matriciali ed estrapolata dal contesto, tanto da sembrare struttura conchiusa che resta tuttavia in perfetto bilanciamento e armonia con il contesto. Ogni punto, in rapporto con l’altro e con il sistema nel suo insieme, è collegato da un modulo ritmico, procede dalla scienza alla fantasia e viceversa, revitalizzando ogni fibra dell’esistente in un ordito strettissimo di struttura e materia dinamica.” (Claudia Ferrini – Marta Veltri)

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