Alessandro Melis. Dopo la fine del mondo

“Dopo la fine del mondo” di Alessandro Melis
a cura di Emmanuele Jonathan Pilia

Dal 5 al 9 dicembre 2014

Nella fase finale del ventesimo secolo abbiamo avuto l’opportunità, prima accessibile solo attraverso la teologia o la finzione narrativa, di vedere oltre la fine della nostra civiltà, di scorgere, in una strana sorta di retrospettiva prospettica, come si presenterebbe la fine: come un campo di sterminio nazista, o un’esplosione atomica, o una wasteland ecologica o urbana. E se siamo stati in grado di vedere queste cose è solo perché esse sono già accadute. (James Berger)

Dopo il primo evento che vide come protagonista il lavoro di Massimiliano Ercolani, Dopo la fine del mondo ritorna illustrando il lavoro di Alessandro Melis.

La fine del Mondo è ormai alle spalle, dove la civiltà ha già iniziato a raccogliere i brandelli di ciò che rimane del Mondo per tentare di riplasmarne le membra. Per quanto affascinante, l’idea di ricostruire un mondo sulle sue ceneri è solo un’aneddoto narrativo che ci consente di descrivere un mondo che ha superato la sua più terribile crisi economica ed ecologica lasciandosi alle spalle ogni forma di istituzione. Ma sono proprio le crisi a spingerci a riflettere su quale forma assumerà un’architettura non vincolata da norme e da dogmi, ma dalla necessità e dalla volontà di recuperare i pezzi di un mondo ormai sgretolato. Riprendendo l’immaginario fantascientifico di Ghiger, Alessandro Melis disegna una dimensione alternativa ed evocativa, in cui città e monumenti vengono corrosi dalla carne e dalla vegetazione, formando scenografie tentacolari che contaminano organico ed inorganico. Strani biotipi architettonici, assomiglianti più a curiosi alieni che a dei veri e propri edifici, vengono assemblati su di uno spazio neutro, astratto, libero da pregiudizi di ogni sorta. Gli oggetti assemblati da Melis sembrano quasi galleggiare su tavole grafiche che fanno da sfondo e supportano il peso visivo del progetto, rendendo impossibile intuire la scala o il funzionamento dei vari organi, che così ci appaiono alieni e minacciosi.” (Emmanuele Jonathan Pilia)

Ventiquattro visioni, ventiquattro elaborati grafici, a cavallo tra l’illustrazione e lo schizzo di progetto accompagneranno il visitatore che sarà costretto a percorrere le rovine dell’antico ordine, premessa di un mondo che sta già sorgendo.

Durante l’opening verrà presentato il libro “Lezioni dalla fine del Mondo”, di Alessandro Melis ed Emmanuele Jonathan Pilia.

Nella fase finale del ventesimo secolo abbiamo avuto l’opportunità, prima accessibile solo attraverso la teologia o la finzione narrativa, di vedere oltre la fine della nostra civiltà, di scorgere, in una strana sorta di retrospettiva prospettica, come si presenterebbe la fine: come un campo di sterminio nazista, o un’esplosione atomica, o una wasteland ecologica o urbana. E se siamo stati in grado di vedere queste cose è solo perché esse sono già accadute. (James Berger)

Dopo il primo evento che vide come protagonista il lavoro di Massimiliano Ercolani, Dopo la fine del mondo ritorna illustrando il lavoro di Alessandro Melis.

La fine del Mondo è ormai alle spalle, dove la civiltà ha già iniziato a raccogliere i brandelli di ciò che rimane del Mondo per tentare di riplasmarne le membra. Per quanto affascinante, l’idea di ricostruire un mondo sulle sue ceneri è solo un’aneddoto narrativo che ci consente di descrivere un mondo che ha superato la sua più terribile crisi economica ed ecologica lasciandosi alle spalle ogni forma di istituzione. Ma sono proprio le crisi a spingerci a riflettere su quale forma assumerà un’architettura non vincolata da norme e da dogmi, ma dalla necessità e dalla volontà di recuperare i pezzi di un mondo ormai sgretolato. Riprendendo l’immaginario fantascientifico di Ghiger, Alessandro Melis disegna una dimensione alternativa ed evocativa, in cui città e monumenti vengono corrosi dalla carne e dalla vegetazione, formando scenografie tentacolari che contaminano organico ed inorganico. Strani biotipi architettonici, assomiglianti più a curiosi alieni che a dei veri e propri edifici, vengono assemblati su di uno spazio neutro, astratto, libero da pregiudizi di ogni sorta. Gli oggetti assemblati da Melis sembrano quasi galleggiare su tavole grafiche che fanno da sfondo e supportano il peso visivo del progetto, rendendo impossibile intuire la scala o il funzionamento dei vari organi, che così ci appaiono alieni e minacciosi.” (Emmanuele Jonathan Pilia)

Ventiquattro visioni, ventiquattro elaborati grafici, a cavallo tra l’illustrazione e lo schizzo di progetto accompagneranno il visitatore che sarà costretto a percorrere le rovine dell’antico ordine, premessa di un mondo che sta già sorgendo.

Durante l’opening verrà presentato il libro “Lezioni dalla fine del Mondo”, di Alessandro Melis ed Emmanuele Jonathan Pilia.

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